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RENZI, GENTILONI, VISCO E IL PASTICCIACCIO BANKITALIA

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Bankitalia. Alla vigilia dello “scongelamento” di Mps in Borsa, continuano le polemiche e gli interrogativi sulla mozione del Pd contro il governatore Ignazio Visco, il cui mandato scadrà alla fine di ottobre.

Nella mozione si sottolineano le omissioni e gli errori commessi da Banca d’Italia negli ultimi anni, e si chiede che al posto di Visco venga nominata «la figura più idonea a garantire nuova fiducia»

Quirinale, sistema bancario e centrali finanziarie continuano a sostenere il rinnovo dell’incarico per il governatore e si dicono stupiti della mossa del segretario del Pd Matteo Renzi.

Prodi la considera “maldestra”. Napolitano “deplorevole”. Insomma, una iniziativa per i più “incomprensibile”, soprattutto perché voluta dal partito di maggioranza relativa che dovrebbe sostenere le iniziative del Governo e non metterlo in imbarazzo. Mozione considerata anomala, dato che il governatore viene nominato dal Presidente della Repubblica, sentito il ministro delle Finanze e il consiglio dei saggi dell’Istituto stesso. Il tutto in un clima che dovrebbe, almeno formalmente, garantire una immagine di indipendenza dell’istituto di Palazzo Koch.

La vicenda ha origine nel 2011 con la nomina di Visco, a ridosso della più acuta fase di crisi del sistema bancario, segnata dalla gestione urgente di Mps, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara.

In tutti i casi Banca d’Italia verrà successivamente accusata di non aver svolto bene il suo lavoro, e addirittura di essere stata complice degli amministratori degli stessi istituti oggetto d’inchiesta.

Una crisi che ha rivelato conti truffati, con la diffusione di false informazioni alla clientela e acquisizioni spericolate, a volte suggerite dalla stessa banca centrale. Vicende su cui le opposizioni hanno da tempo scatenato un duro attacco polemico “L’iniziativa spregiudicata di Renzi ha spaccato il Pd. Chi corre per difendere i poteri forti, altri che fanno i finti paladini dei risparmiatori. È singolare che il PD arrivi ora a contestare cose che aveva sotto il naso da cinque anni” ha commentato Simone Valente del M5S.

Un improvviso attacco quello del PD a Bankitalia, che rischia di spaccare lo stesso partito democratico “Se qualcuno vuol raccontare che in questi anni nel settore banche non è successo niente, non siamo noi – tiene a sottolineare il segretario- perché è successo di tutto. È mancata evidentemente una vigilanza efficace”.

Il premier Gentiloni in giornata ha cercato di smorzare i toni (“Nessun contrasto col Pd”) mentre appare evidente invece l’irritazione di Mattarella.

La mozione di Renzi rimanda agli errori, commessi anche da Bankitalia, nel salvataggio delle banche e soprattutto di Mps. Tra i fantasmi del passato c’è l’acquisto di Banca Antonveneta per 9 miliardi in contanti nel 2008 da parte dell’istituto di Siena. L’allora governatore Mario Draghi autorizzò l’ex presidente Mps Giuseppe Mussari a comprare la banca padovana senza perizie, con conseguenti sviste da parte della vigilanza e della Consob nelle manovre sui derivati di Mps. Un errore che costò caro alla Banca, al tempo già sull’orlo di una crisi economica e finanziaria.

A scagliarsi contro l’ex governatore è proprio il segretario del Pd Matteo Renzi, che alle telecamere di Otto e Mezzo, su La7. “Ci riserverà qualche sorpresina. – ha dichiarato – Si cita Banca Etruria per nascondere le vere magagne, ad esempio una banca comprata a 6 miliardi e venduta a 9 miliardi…”. Palese riferimento proprio ad Antonveneta, comprata nel 2008 da Abn Amro, poi finita a Santander e rivenduto a Mps, con una plusvalenza di circa 3 miliardi.

Eppure lo stesso Renzi non è esente da responsabilità nel salvataggio di Monte dei Paschi. Già nell’estate 2016 era emersa la necessità della Banca di un aumento di capitale, accompagnata dalla richiesta della Bce. Il Piano di Salvataggio però è partito solo alla fine dell’autunno. Parrebbe che una parte della responsabilità sia proprio dell’ex premier, a quel tempo in attesa degli esiti del referendum costituzionale, per cui avrebbe temporeggiato prima della risoluzione del problema Mps. Tempi gestiti male che hanno portato ad un urgente intervento dello Stato, con lo stanziamento di 20 miliardi di euro per il salvataggio delle banche italiane nel governo Gentiloni.

La contromossa di Visco non si è fatta attendere. Il governatore infatti, a sorpresa, si è incontrato col presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, con i suoi due vice. Visco ha consegnato alla commissione un dossier di 4,200 pagine che attestano il lavoro di vigilanza di Bankitalia sui sette istituti di credito oggetto di indagine. M5S e Fratelli d’Italia hanno subito attaccato Casini denunciando il clima di segretezza in cui si è svolto l’incontro.

Insomma, i pasticci di Bankitalia non sono pochi, ma restano aperti gli interrogativi sulla scelta di Renzi.

Che ci sia lo zampino della Boschi? D’altronde, papà Boschi dovrà pagare un conto salato per la malagestione di Banca Etruria.

Insomma, come diceva Giulio Andreotti “pensare a male in politica non costa nulla e spesso la si azzecca pure”.

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