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RENZI CHIUDE LA LEOPOLDA E TENDE LA MANO: “PARI DIGNITA’ TRA ALLEATI”

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Renzi chiude la Leopolda tra selfie e grandi assenti.  Matteo Renzi chiude l’ottava edizione della Leopolda e tende la mano a nuovi alleati, assicurandogli “pari dignità”.

“Basta litigare – dice – e basta con il congresso permanente. Siamo una squadra“.

Ma il suo discorso conclusivo, il segretario dem lo apre ricordando la sconfitta del referendum costituzionale: “la sconfitta al referendum costituzionale è una cosa che ha bruciato, è quando perdiamo diciamo che abbiamo perso, ma ora si è più forti di prima”.

Una sconfitta, che è servita a Matteo Renzi per lanciare un messaggio di cambiamento alla sua base.

Quello di passare dal ‘partito personale’ al ‘partito-squadra‘, passaggio che compie evocando padri nobili del centro sinistra e predecessori, riconoscendo dunque il valore e l’esempio di Romano Prodi, Walter Veltroni e Piero Fassino.
Il segretario dem assicura anche un impegno sulla legge sul fine vita ed annuncia l’ipotesi di estendere gli 80 euro alle famiglie con figli.

Ma la prima proposta del Pd sarà un’altra: “Tra pochi mesi comincerà la campagna elettorale, ammesso che si sia conclusa quella prima, e la prima proposta del Pd – dice – non sarà un bonus anche se noi li difendiamo, ne’ un diritto anche se noi li difendiamo e li abbiamo estesi ma il servizio civile obbligatorio per tutti i ragazzi del paese”.

Quanto alle elezioni, Renzi ostenta sicurezza: “Tutti i sondaggi danno il Pd primo gruppo, testa a testa Di Maio-Berlusconi per il secondo posto”.

Non siamo come Berlusconi – spiega il segretario dem – che ogni volta che perde da’ la colpa a qualcuno, noi quando perdiamo diciamo che abbiamo perso, M5s parlano di complotto ed invece
quando si perde è perchè gli italiani scelgono altri. Vi invito all’onesta’ intellettuale perchè se non guardiamo al passato non si e’ onesti sul futuro. Abbiamo perso la sfida ma la rifarei. Siamo qui ancora più forti di prima”.

La mattinata era iniziata con una serie di interventi sul palco.

Va in scena a Firenze l’ultima giornata della ottava edizione della Leopolda.

In attesa dell’intervento conclusivo che del segretario dem Matteo Renzi, sul palco sono cominciati gli interventi.

Ad aprire il giro, Marco Schirripa, giovane avvocato e assegnista di ricerca all’università mediterranea di Reggio Calabria.

In prima fila il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, quello alle Infrastrutture Graziano Delrio, quello all’agricoltura e vicesegretario del Pd Maurizio Martina.

“Anche oggi interventi di qualità straordinaria alla #Leopolda. Intervento di chiusura alle 12
con le ragioni per cui #L8 insieme a un popolo meraviglioso.
#Avanti” – ha scritto in mattinata su twitter il segretario Matteo Renzi.

Il segretario dem, ha bandito dalla Leopolda il tema delle alleanze, preferendo ripercorrere quanto fatto con le molte testimonianze di protagonisti di storie di riscatto.

Dei quasi 90 tavoli non uno si è occupato del futuro del centrosinistra.

Solo il ministro dell’Interno Marco Minniti, dal palco accenna alla direzione da prendere, ritenendo “importante uno sforzo unitario” del centrosinistra ma soprattutto che per dare forza a questo impegno “serva un Pd unito”.

Accanto a quello di Minniti, a Matteo Renzi è arrivato anche il sostegno di Dario Franceschini.

Lontano dalla Leopolda Piero Fassino, l’uomo del Pd che sta portanto avanti la trattativa con le altre anime della sinistra.

Fassino infatti si è presentato a Roma all’iniziativa di Tabacci e Franco Monaco alla quale c’era anche l’ex sindaco di Milano.

“Noi vogliamo costruire un campo aperto, largo ebprogressista”, dice Pisapia rispondendo ai giornalisti ad una domanda sull’avvicinamento di Ap, o almeno di Alfano e Lorenzin, al Pd.

Altri grandi assenti a Firenze, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ed il Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Sergio Chiamparino – spiega l’ufficio stampa – «è troppo impegnato tra Torino e provincia».

Prodi ieri era a Firenze: “Non sapevo neanche che ci fosse la Leopolda! Non vedo perché mi avrebbero dovuto invitare, m’han detto che era una roba da giovani».

Un selfie sorridente di Luca Lotti e Maria Elena Boschi dalla Leopolda per mandare “un abbraccio
affettuoso – scrive su twitter il ministro dello sport – a chi pensa che due come noi – con tutto ciò che abbiamo fatto insieme in questi anni – possano dividersi sul futuro”.

Il tweet fa riferimento ad un articolo, comparso oggi, che descrive rapporti tesi tra i due fedelissimi di Matteo Renzi.

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