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Cop26, Johnson annuncia il divieto di auto a combustibile entro il 2035

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Boris Johnson ha presentato la strategia del Regno Unito per il COP26 di novembre a Glasgow e il divieto della vendita di ogni tipo di auto a combustibile a partire dal 2035.

Il Primo ministro britannico Boris Johnson ha promesso “azioni urgenti” per contrastare i cambiamenti climatici.A meno di azioni imminenti, le temperature aumenteranno di 3°C” ha spiegato il ministro davanti agli scienziati, imprenditori e gruppi civili radunati al Science Museum di Londra per la presentazione della strategia per il COP26, il summit annuale delle Nazioni Unite che si terrà a novembre a GlasgowSappiamo come paese, come società, come pianeta, come specie, che dobbiamo agire ora”.

Johnson ha chiesto ai governi di seguire la leadership del Regno Unito nell’impostare l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050, promettendo supporto per “gli amici cinesi” nello sforzo di contrastare la perdita delle specie e il degrado ambientale. Insieme a Johnson era presente Sir David Attenborough, il presentatore televisivo e naturalista più famoso del Regno Unito, che ha dato il suo sostegno alla presentazione nel tentativo di difendere Johnson dall’attacco mediatico. “A meno che non facciamo qualcosa, non risolveremo questa crisi. È per questo motivo che Glasgow è così importante. È nostro compito organizzare le nazioni del mondo per fare qualcosa. È incoraggiante sapere che il governo intende dedicare il 2020 a questo obiettivo. È un grande incoraggiamento per colore che sono preoccupati a lungo del problema” ha commentato Attenborough.

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Il lancio della strategia del governo è stato brusco a causa della rimozione dell’incarico di Claire O’Neill, in passato ministro dell’energia, e Presidentessa del COP26. O’Neill è intervenuta al programma della BBC Radio 4 Today poco prima della presentazione della strategia, accusando Johnson di non comprendere l’emergenza climatica, di non essere affidabile e di mancare d’impegno. Fonti di Whitehall hanno spiegato che O’Neill aveva problemi con il suo staff e che il suo atteggiamento è sempre stato contraddittorio sul COP26 durante l’incontro con gli altri governi.

Lo scopo del summit sarà quello di creare un nuovo consenso globale sulla crisi climatica. A Parigi nel 2015 i governi si sono accordati per la prima volta per limitare l’aumento delle temperature a non oltre i 2°C rispetto alle temperature preindustriali e hanno impostato degli obiettivi nazionali da raggiungere. Tuttavia, questi obiettivi non sono sufficienti e, continuando in questo modo, le temperature supereranno i 3°C, un risultato che gli scienziati definiscono una catastrofe. Gli scienziati hanno avvertito che il mondo dovrà cambiare drasticamente direzione nel prossimo decennio per avere una speranza di evitare il disastro e per questo motivo il summit di quest’anno sarà visto come l’ultima chance di una cooperazione globale necessaria per fronteggiare l’emergenza.

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Il lancio della strategia del COP26 è servito a Johnson per tracciare una linea netta con l’amministrazione O’Neill e per fare un passo avanti verso una strategia che includa tutti i 196 paesi, alcuni dei quali riluttanti a creare nuovi obiettivi e altri che si oppongono fermamente agli accordi di Parigi. Per distogliere l’attenzione sul caso O’Neill, Johnson ha annunciato che il Regno Unito vieterà la vendita di nuovi veicoli a benzina, diesel e ibride a partire dal 2035, cinque anni prima di quanto annunciato in passato: “Dobbiamo fare i conti con le nostre emissioni di CO2 e il Regno Unito ci chiede di raggiungere le zero emissioni il prima possibile. È questo quello che vogliamo da Glasgow

La Gran Bretagna ha promesso di raggiungere le zero emissioni entro il 2050 ma Rebecca Newsom, responsabile delle politiche di Greenpeace Uk ha detto che Johnson dovrà fare scelte più coraggiose rispetto a quella di ridurre i mezzi di trasporto: “Abbiamo bisogno di ripensare completamente al modo con cui alimentiamo la nostra economica, costruiamo le case, ci muoviamo e produciamo il nostro cibo”. Il passo del Regno Unito rappresenta una vittoria per le macchine elettriche che, se diffuse in tutto il mondo, potrebbero rappresentare un duro colpo ai produttori di petrolio, trasformare l’industria automobilistica e stravolgere una delle icone del capitalismo del XX° secolo: l’auto di proprietà.

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I paesi e le città di tutto il mondo hanno annunciato i piani per ridurre l’utilizzo di automobili a diesel a seguito dello scandalo delle emissioni del 2015 della Volkswagen. Parigi, Madrid, Città del Messico e Atene hanno dichiarato il divieto di utilizzo di macchine diesel nel centro città entro il 2025 mentre la Francia sta preparando un divieto totale per la vendita delle auto a combustibili entro il 2040 e il Parlamento norvegese ha stabilito un obiettivo non vincolante per cui tutte le auto entro il 2025 dovranno essere a zero emissioni. Mentre per alcuni produttori potrebbe essere difficile contenere la fine dei motori a combustione, altri hanno già iniziato ad abbracciare un futuro nel quale prevarranno i veicoli elettrici. Il divieto britannico minaccia principalmente la Germania, le cui esportazioni di vetture nel Regno Unito rappresentano il 20% delle vendite globali.

Johnson ha spiegato che, a seguito di consultazioni, intende porre fine alla vendita di veicoli a benzina o diesel entro il 2035, o anche prima qualora la transizione fosse possibile. Questi veicoli rappresentano il 90% delle vendite nel settore automobilistico nel Regno Unito e i consumatori sono preoccupati per i modelli elettrici a causa della disponibilità limitata di stazioni di ricarica, vastità di modelli e costo. Il governo lo scorso anno ha stanziato 2.5 milioni di sterline per l’installazione di nuove 1,000 stazioni di ricarica nelle strade e ha promesso nuovi investimenti nel settore dei veicoli elettrici.

Tuttavia, senza un rimpiazzo di O’Neill sembra difficile convincere le persone che il Regno Unito possa veramente fronteggiare quella che viene definita la sfida internazionale più dura dell’anno. I possibili candidati per questo posto sono Micheal Gove, ex concorrente di Johnson alle primarie del partito, e i rappresentanti della Camera dei Lords William Hague e Michael Howard. Come ha commentato uno dei presenti al lancio: “Non stiamo andando in nessuna direzione. E’ questo il problema”.

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