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Recovery plan e transizione ecologica, come cambierà il nostro Paese? Intervista a Stefano Ciafani

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Recovery Plan. Il progetto del Recovery Plan italiano è ancora in fase di formazione. 196 miliardi di risorse che, stando alla bozza giunta sul tavolo del Consiglio dei Ministri di lunedì 7 dicembre, l’Esecutivo metterà per le 6 macro aree del ‘ Piano nazionale di Ripresa e Resilienza’:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile
  • Istruzione, formazione e ricerca
  • Parità di genere, coesione sociale e territoriale
  • Salute

Di questi 196 miliardi di euro, 74,3 saranno dedicati alla transizione ecologica e all’area del verde. Ma come cambierà il nostro paesaggio? Quali sono le prossime azioni da mettere in campo?

Ne abbiamo parlato con Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente.

196 miliardi stanziati per il recovery plan che si trova sul tavolo del CdM, di questi 74,3 saranno dedicati alla transazione ecologica e all’area del verde. Più volte come Legambiente avete sollecitato il Governo  a non perdere questa importante occasione. Nelle vostre sollecitazioni c’è anche la richiesta dell’eliminazione graduale di oltre 19 miliardi di euro l’anno di sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, cosa che non è così.

“Non è così e colpevolmente il governo Conte 2 continua a fare quello che aveva già fatto l’anno scorso con la legge di bilancio 2020 e quello che hanno fatto tutti i governi precedenti. Continuiamo ad essere purtroppo il Paese che continua a regalare e a foraggiare i petrolieri ed i produttori di energia da gas o da carbone con dei sussidi diretti ed indiretti pari a 19 miliardi di euro. Diamo più soldi alle fonti inquinanti che alle fonti pulite, alle fonti rinnovabili. Questa è una vergogna che deve prima o poi finire, bisogna definire una road map per cancellare gradualmente tutti questi sussidi, spostandoli sull’innovazione e sulle fonti pulite, da qui a qualche anno, facendo in modo che le categorie che oggi beneficiano di quei sussidi possano avere anche un incentivo alle riconvenzioni. Penso agli agricoltori che utilizzano le detrazioni per il gasolio agricolo, oggi ci sono dei trattori che possono andare a metano – magari il biometano che si possono produrre da soli. Gli autotrasportatori è un’altra categoria che si scatena sempre quando si affronta questo tema, ma ci sono tir che possono andare a metano liquido e quindi anche a bio metano liquido. Aiutiamoli ad abbandonare il gasolio e incentiviamo il passaggio alla tecnologia che utilizzata il gas, perché insomma continuiamo a foraggiare le fonti inquinanti, e chi le usa, in un periodo storico in cui stiamo parlando della prossima generazione: il programma Next Generation Eu che insomma prevederà risorse molto importanti per il nostro paese, che arriveranno fino a 209 miliardi di euro, che noi dobbiamo spendere tutte, dobbiamo spendere bene – e qui la nostra preoccupazione che vedendo la bozza del piano siamo molto preoccupati – e infine spenderli velocemente, perché entro il 2023 devono essere impegnate quelle risorse, ed entro il 2026 devono essere spese. Sappiamo bene i ritardi del nostro Paese nell’utilizzare le risorse pubbliche, l’incapacità a spendere tutte le risorse europee perché mediamente rispediamo a Bruxelles la metà dei soldi che ci inviano. Quindi questi problemi cronici del nostro Paese devono essere risolti subito, perché l’Europa non ci aspetterà”.

Recovery plan italiano, alla transizione ecologica vanno 74,3 miliardi

Conte nelle sue ultime dichiarazioni ha detto che “la modernizzazione del sistema paese è premessa e al tempo stesso accompagnamento del secondo pilastro del piano, vale a dire la transizione ecologica. Come cambierà il nostro paesaggio, vedremo più pannelli solari e parchi eolici?

“Ci saranno 80 miliardi di euro europei del Next Generation Eu che verranno destinati alla transizione verde, speriamo non alle cose che abbiamo letto, non a tutte per lo meno, perché abbiamo letto che l’economia circolare si deve fare lo strumento impianti di tmb (Impianti di Trattamento Meccanico Biologico) – impianti che utilizzano l’indifferenziato per produrre rifiuti da bruciare, rifiuti da portare in discarica sostanzialmente – dobbiamo fare gli impianti di riciclo, dobbiamo farne tanti e partire dal centro sud. Tante cose dobbiamo fare perché nella bozza del piano del 6 dicembre scorso dobbiamo metterci seriamente mano. Bisogna finanziare le cose che ha senso finanziare. Se Eni vuole fare quel progetto insensato di confinamento geologico della CO2 nei fondali marini davanti a Ravenna se lo paga da solo, non utilizza i fondi dei contribuenti europei e italiani. Dopo di che bisognerà mettere in campo investimenti per azzerare le emissioni da qui al 2040, questo è quello che chiediamo. Queste risorse europee possono contribuire a rendere concreta questa prospettiva. Cosa fare allora? Bisogna fare tante cose che modificheranno sicuramente il paesaggio e allora realizzeremo tanti impianti eolici a terra e a mare – l’Italia è un paese che non ha ancora impianti eolici attivi in mare – e fortunatamente ci sono una serie di progetti e speriamo che questi si possano concretizzare. Bisogna fare tanto fotovoltaico, perché l’eolico e il fotovoltaico sono le due fonti che permetteranno di azzerare le emissioni del sistema elettrico del nostro Paese, in primis sui tetti ma i tetti non basteranno –  questo lo dobbiamo dire chiaramente – e poi si può ricorrere alle moderne tecnologie dell’agrivoltaico, quello che si mette a terra ma che non consuma suolo, perché permette ai trattori di andare sotto e quindi l’agricoltore può continuare a produrre e producendosi l’energia elettrica da solo attraverso il sole. Dobbiamo fare tanti impianti a biometano, quindi si vedranno tante cupole di impianti a biometano. E questo permetterà di cancellare dallo Skyline italiano – e quindi un miglioramento paesaggistico – non vedremo più le ciminiere ed i gruppi termoelettrici di centrali che sono state costruite 30-40 anni fa, 50 anni fa. Non vedremo più quei ferri vecchi degli impianti chimici o delle raffinerie che non sono più utilizzate,  insomma toglieremo dal paesaggio alcuni obbrobri a cui ci siamo abituati e nel frattempo vedremo il paesaggio cambiare perché le nuove installazioni, le nuove rinnovabili – fatte bene, perché anche quelle vanno fatte bene – permetteranno di vedere in Italia una pala eolica che fino a 20-30 anni fa per vederne una bisognava andare in Nord Europa. Per vedere un impianto fotovoltaico bisognava andare Nord Europa, oggi questo è possibile. Oggi i ragazzini oltre ad essere nativi digitali sono anche nativi rinnovabili, perché le rinnovabili ce le hanno intorno. Questa tendenza esploderà, e noi ne siamo ben felici. Bisogna però governarla, fare bene queste cose ma si faranno e quindi il paesaggio inevitabilmente si modificherà come si è sempre modificato. Gli acquedotti Romani 2500 anni fa hanno modificato il paesaggio, le cupole delle basiliche delle chiese rinascimentali 500 anni fa hanno cambiato il paesaggio. Il paesaggio è sempre cambiato, anche quando negli anni sessanta e settanta è stato fatto il sacco delle città italiane con la cementificazione senza senso. Questi nuovi cambiamenti paesaggistici che ci saranno, andranno accompagnati, fatti bene ma saranno inevitabili”.

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Da tempo si parla di transizione ecologica, ma c’è sempre qualcuno che “vuole mettere i puntini sulle i”. Molti sostengono che le pale eoliche, come i pannelli solari installati sul terreno oltre che rovinare il nostro paesaggio, possono interferire con la migrazione degli uccelli.

“Ma questo tema è un tema di cui si parla da tanti anni, ci sono ricerche che hanno a che fare con la bi fauna, credo che vada approfondito questo tema perché le ricerche fino ad oggi non hanno dimostrato che questo problema è relativo, soprattutto se le pale eoliche le metti dove non ci sono i flussi migratori. Non dobbiamo mettere le pale eoliche dove ci sono le rotte migratorie, anche perché gli uccelli non è che sono così stupidi, gli ostacoli per certi versi riescono anche a vederli. Ma detto questo, dobbiamo realizzare l’eolico dove c’è vento sicuramente e dove non ci sono flussi migratori importanti. Questo si fa nel resto del mondo, questo si deve fare anche in Italia e credo che su questo vi sia necessità di un approfondimento, di una crescita culturale del dibattito del nostro paese perché quando sento parlare di distruzione del paesaggio, quando sento parlare di rinnovabili penso di più al paesaggio che verrà distrutto perché i cambiamenti climatici continuano a essere molto, molto, molto distruttivi. Lo abbiamo visto 10 giorni fa a Bitti, in Sardegna, con l’alluvione che ha riguardato quel territorio. L’abbiamo visto 15 giorni fa a Crotone con l’alluvione che ha riguardato quel territorio. Gli eventi estremi dei cambiamenti climatici ormai sono diventati una cosa a settimanale, mensile. La crisi climatica rischia di mettere veramente in ginocchio il pianeta e per fronteggiare questa crisi bisogna azzerare le emissioni entro il 2040 – abbiamo solo 19 anni e un mese scarso per fare tutto questo. Lo devono fare per industrializzati, lo devono fare i paesi con economie emergenti, lo devono fare i paesi in via di sviluppo, lo devono fare tutti – contemporaneamente. La scienza e la tecnologia saranno di grandissimo aiuto, bisogna smetterla con le fake news, bisogna smetterla di indicare la luna e guardare il dito. Perché tutto questo avverrà grazie alle rinnovabili. Non basta il risparmio che bisognerà fare, non basterà l’efficienza che bisognerà fare, bisogna moltiplicare le installazioni e gli impianti a fonti rinnovabili su tutti i fronti. Questo vale per l’elettricità, poi ci sarà da fare le ferrovie per evitare che si continui con il trasporto su gomma di persone e merci, bisogna realizzare i depuratori per ridurre la pressione sugli ambienti acquatici delle città, delle imprese o delle industrie. Bisognerà fare tante attività sul fronte dell’industria, bisognerà decarbonizzare i cicli produttivi, a partire da quelli siderurgici ma non solo.  La chimica, oggi c’è la nuova frontiera della chimica verde. Bisogna fare una rivoluzione nell’edilizia. Questo paese e tutti i paesi del mondo nei prossimi vent’anni dovranno trasformarsi con una rivoluzione su tutti i fronti. Su questo, è fondamentale che la politica faccia le scelte giuste, è fondamentale che le imprese facciano le scelte giuste, ma è fondamentale che anche gli ambientalisti facciano le scelte giuste. E c’è una parte del mondo ambientalista che continua a non capire questa cosa e questo è un serio problema, ma noi non faremo mancare il nostro contributo di critica a chi sbaglia, vale per la politica, vale per le imprese ma vale anche per il mondo ambientalista”.

 

 

 

 

 

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