READY PLAYER ONE, L’ULTIMA OPERA DI STEVEN SPIELBERG AL CINEMA DAL 25 MARZO. RECENSIONE

Ready Player One. Il 25 marzo uscirà nelle sale italiane Ready Player One, ultima opera di Steven Spielberg tratto dal libro di Ernest Cline.

Per chi non lo avesse letto il libro parla di un futuro distopico e deprimente dove l’unica valvola di svago è un mondo virtuale chiamato OASIS creato e gestito da un genio,tale James Halliday. Alla sua morte Halliday, da moderno Willy Wonka, decide di donare la sua immensa fortuna, ma soprattutto il possesso di OASIS a chi riuscirà a trovare un Easter Egg nascosto del mondo virtuale;questo mondo però è infarcito di citazioni degli anni 80 (periodo storico preferito del genio sopracitato)e quindi il nostro eroe, il giovane Wade Watts si dovrà imbarcare in un’avventura virtuale tra DeLorean,Gremlins, vecchi cabinati Arcade, Dungeons&Dragons e la musica degli Wham. Nella trasposizione cinematografica Spielberg ha deciso di allargare il periodo storico utilizzato per attingere alle citazioni e quindi ,oltre agli immancabili anni 80, troviamo anche protagonisti di videogiochi ben più recenti, tra Overwatch e Mass Effect.

Il film segue il successo de libro (che consiglio di cuore di leggere) e si incastra in un periodo in cui la nostalgia la fa da padrone nei film,come nei videogames o nelle serie tv

È una situazione che succede ciclicamente: ricordo negli anni novanta,la tv e i locali erano pieni di serate nostalgiche degli anni 70 e 80,con tanto di presenza di vecchie glorie della musica e della TV del passato, il problema però è che adesso ha raggiunto livelli inquietanti. Iniziamo dai videogiochi dove, complice anche una generazione di console intermedia, troviamo un numero impressionante di Remastered (rifacimenti in chiave moderna di giochi vecchi aggiornati alle nuove tecnologie) o remake (giochi nuovi che sfruttano però marchi e protagonisti delle passate generazioni). Anche nell’ambito cinematografico gli esempi sono infiniti:negli anni passati abbiamo visto remake di Atto di Forza, Robocop, Baywatch, Ghostbusters, fino ai più recenti Jumanji e Assassinio sull’Orient Express e al di prossima uscita Death Wish (uscito in Italia come Il Giustiziere della notte). La novità è che anche le serie TV sono state colpite da questo trend nostalgico ambientando i loro eventi negli anni 80 (cito il più famoso Stranger Things ma gli esempi sono innumerevoli) o 90 (vedi il recentissimo Everything Sucks), senza contare i programmi nelle TV generaliste che riprendono vecchi quiz o celebrano le decadi passate.

Le cause, se vogliamo parlare di cause per una situazione che è e resta ciclica,sono le solite:i soldi e le insicurezze del mercato dell’intrattenimento. Se per quanto riguarda le serie TV è semplicemente un trend che segue una serie che ha avuto un incredibile successo come Stranger Things, per quanto riguarda cinema e videogiochi il discorso è puramente economico, anche se per motivi diversi. Iniziamo dai videogames:il prezzo di una Remastered è immensamente inferiore a quello di un gioco prodotto da zero, considerando anche che spesso e volentieri si tratta solo di aggiornare la grafica all’alta risoluzione e in più la fase di marketing risulta molto più economica, basandosi su un marchio già famoso. Ciò naturalmente comporta un aumento degli introiti a fronte di una spesa minima, con addirittura situazioni di remake che hanno venduto più di tanti giochi di fascia alta (i cosiddetti tripla A). Esemplare in questo caso il remake della trilogia di Crash Bandicoot, che ha venduto più di 4 milioni di copie.

Per quanto riguarda i film il discorso è simile ma non uguale:qui il problema sta nell’enorme costo delle produzioni cinematografiche, che costringono le Major a puntare su titoli famosi per “andare sul sicuro” e massimizzare il più possibile gli introiti. È ironico però che tali film,oltre ad avere una qualità che va dall’oscuro all’infimo, spesso e volentieri si rivelano dei grossi flop al botteghino,andando in pari o al massimo guadagnando cifre risibili. Nonostante ciò si continuano a sfornare questi remake che sfruttano nomi illustri, dimostrando ancora una volta come l’industria cinematografica viva una gigantesca crisi di idee e ispirazione.

Chiudo con un piccolo pensiero triste. Quando ero giovane e subivo la nostalgia degli anni 70 e 80 ero assolutamente convinto che la nostra generazione non si sarebbe mai fatta coinvolgere  da questa mania quando saremmo stati noi i 30enni/40enni….come si dice, tutto cambia e niente cambia…

Alla prossima.

 

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