RAPPORTO ECOMAFIE, IMPORTANTI RILIEVI SU PFAS IN VENETO E TRAFFICO TRANSFRONTALIERO DEI RIFIUTI

Rapporto ecomafie, importanti rilievi su PFAS in Veneto e traffico transfrontaliero di rifiuti. Rifiuti radioattivi ospedalieri, PFAS, tassa sui rifiuti e traffici transfrontalieri di rifiuti.

Sono gli argomenti delle quattro relazioni presentate oggi alla Camera dei Deputati dalla Presidente della Commissione Ecomafie Chiara Braga.

Importanti rilievi emergono dalla Relazione sui Pfas, l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche in alcune aree della Regione Veneto.

“Non definitivamente dimostrate – si legge nella relazione – ma correlazioni cause effetto tra insorgenza di alcune patologie ed ingestione di PFAS attraverso l’acqua potabile sono probabili”.

“Circostanza – prosegue la relazione – che richiede senza dubbio l’adozione di tutte le misure di massima precauzione consistenti nel ridurre al minimo definito dalla normativa e dagli standard di qualità ambientale, o se possibile nell’annullare del tutto, l’esposizione dei cittadini a questi inquinanti attraverso l’acqua potabile e qualsiasi altra fonte, anche in considerazione della spiccata tendenza delle sostanze stesse ad accumularsi nell’ambiente e nell’organismo e dei lunghissimi tempi necessari per l’espulsione delle sostanze dall’organismo una volta accumulate”.

Particolare accento è stato posto dalla Presidente della Commissione Chiara Braga sulle informazioni in possesso dell’azienda produttrice RIMAR-MITENI che “era consapevole dei rischi già negli anni ‘90”.

“E’ ancora irrisolto – spiega ancora Chiara Braga – il problema della bonifica” delle falde acquifere contaminate da Pfas (acido perfluoro alchilico) in Veneto, e quindi “è necessario agire con urgenza, e adottare interventi per la piena operatività delle sorgenti”.

 

Nessuna particolare anomalia è emersa nella relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi prodotti nelle attività sanitarie.

“I volumi di rifiuti radioattivi prodotti nel 2015 nelle attività sanitarie sono circa 2700m3, di questi circa l’82% viene detenuto presso le singole strutture fino al raggiungimento, per decadimento, delle condizioni di smaltimento in esenzione”.

I rifiuti, vengono poi smaltiti presso impianti di incenerimento ai sensi del DPR 254/03 come rifiuti a rischio infettivo.

L’indagine della Commissione, ha permesso di evidenziare come vi sia sul territorio nazionale, all’interno delle strutture sanitarie una diffusa organizzazione di unità operative di fisica sanitaria e di esperti qualificati che assicurano una corretta gestione dei rifiuti radioattivi.

Ciò nonostante, la Commissione raccomanda nella prossima revisione della normativa che si possano individuare criteri omogenei e uniformi a livello nazionale per l’individuazione degli enti eventualmente delegati al rilascio delle autorizzazioni.

 

Quanto all’applicazione e la riscossione della Tassa sui rifiuti (Ta.Ri.), il dato maggiormente significativo riguarda l’elevato livello dei mancati proventi rispetto ai valori preventivati.

Diversi, i fattori che hanno portato all’attuale situazione deficitaria.

Sociale: il fenomeno del mancato pagamento si manifesta con maggiore intensità nelle Regioni meridionali, proprio in quelle realtà territoriali con maggiore difficoltà nella gestione ordinaria

Tecniche: connesse alla corretta determinazione dei valori da stimare per la determinazione della tariffa.

Inoltre, l’esatta conoscenza del numero delle utenze, mal si concilia con banche dati anagrafiche non sempre aggiornate.

La ragione del deficit quindi, potrebbe risiedere in organismi di amministrazione locale che si affidano a modelli organizzativi obsoleti e poco efficienti.

 

Infine, il capitolo che riguarda i fenomeni illeciti nel traffico transfrontaliero di rifiuti, che non ha evidenziato fenomeni legati alla mafia, ma piuttosto fenomeni di convenienza economica.

Relazione alla quale si devono aggiungere i risultati dell’inchiesta sul traffico transfrontalieri di rifiuti pericolosi e non, condotto tra Italia, Egitto, Iran e Libia e che ha portato all’arresto di tre imprenditori di cui uno egiziano e gli altri due di Ruvo di Puglia e Andria e alla denuncia di sette persone a piede libero.

“La Puglia si conferma base logistica dei traffici transfrontalieri. Si utilizzino gli strumenti repressivi previsti dalla Legge sugli ecoreati, principale deterrente alle illegalità ambientali“.

Secondo i dati del rapporto Ecomafie di Legambiente, nella classifica generale dell’illegalità
ambientale in Italia riferita al 2016, la Puglia è terza con 2.339 infrazioni accertate, il 9,2% sul totale nazionale, 745 sequestri effettuati e 2.269 persone denunciate, mentre e’ la prima regione per numero di arresti con 35 persone.

Sul podio, ci sono la Campania con 3.728 illeciti, davanti a Sicilia (3.084), terza è la Puglia, poi la Calabria (2.303). La Liguria resta la prima regione del Nord, il Lazio quella del Centro.

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