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Quando il riciclo diventa sopravvivenza: la guerra delle lattine a New York

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20 lattine equivalgono a un dollaro: è questo il prezzo per cui migliaia di poveri newyorkesi combattono per accaparrarsi le lattine usate da portare nei centri di riciclaggio.

Li abbiamo visti in tantissimi film o serie tv ambientate a New York, sono i poveri che spingono carrelli della spesa, carrozzine, sacconi pieni di lattine e bottiglie usate. Sono il loro tesoro, lo stipendio mensile: ogni lattina o bottiglietta vale 5 centesimi se restituite, 20 per un dollaro.

Non è una scena inedita. Ed è il prodotto di una somma di fattori: la crisi, le norme (che potrebbero presto cambiare) e solo da ultimo ’accresciuta coscienza ambientale.

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Nel 2013, Maria Teresa Sette, ex editor di Wired riportava già, nel suo blog: “A Broadway, nella Manhattan dei musical e dei neon, un senzatetto si trascina dietro su un carrello di supermercato un’enorme busta di plastica trasparente. Il sacco straripa di bottiglie e lattine vuote. E, camminando per le strade di Manhattan, la scena si ripete. Stessi sacchi, stessi carrelli, volti diversi”.

Quello dei raccoglitori di lattine e bottiglie di plastica è un fenomeno che ha dimensioni notevoli, oggi, nella Grande Mela. Dionisia Rivera, ispanica, si fa fotografare da Andrew Seng mentre rovista fra i sacchi blu di un altro condominio: lei –spiega –vende quel che trova a un camioncino che passa ogni giorno e carica, pagandolo, quello che lei e gli altri hanno recuperato. L’economia in rapida transizione verso il digitale e l’automazione, dove muoiono lavori tradizionali a bassa qualificazione e basso reddito, alimenta le fila dei raccoglitori, che sono migliaia: tra 4.000 e 8.000 secondo alcune stime. Un numero elevato, indice delle crescenti disparità e dell’aumento delle persone in difficoltà nella metropoli.

Oltre che vendute sulla strada, lattine e bottigliette possono essere portate ai dipartimenti di raccolta e riciclo. Redemption, un documentario prodotto da Hbo e nominato agli Oscar per i docushort, racconta a storia di questo popolo di emarginati, spesso immigrati senza documenti, o gente che ha perso il lavoro e da un giorno all’altro s’è ritrovata per strada a raccattare lattine e bottiglie di plastica rovistando nei bidoni della città.
Coalition for the Homeless stima a decine di migliaia la popolazione di New York che ogni notte dorme per strada, con un forte aumento mai veramente riassorbito rispetto a prima della crisi del 2008/09.

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L’economia cresce, ma gli ultimi della classe non ne traggono vantaggio. Anzi, il gap s’allarga. Nulla a che vedere con gli homeless per eccesso di avidità degli anni Ottanta: tipo i fratelli Duke, portati sullo schermo da Don Ameche e Ralph Bellamy, che da ricchi finanzieri in Trading Places del 1983 (in Italia Una poltrona per due) si ritrovano, a opera di Eddie Murphy e Dan Aykroyd, ridotti a barboni.

Quello delle lattine e delle bottigliette pare un popolo senza speranze di riscatto. Anche se il boom del business innesca litigi, risse e guerre dei prezzi: dove i terreni di raccolta non sono ben definiti, , i raccoglitori si contendono i sacchi blu e le loro miserrime ricchezze. E ora la situazione potrebbe ulteriormente esacerbarsi se fosse approvata una norma portata avanti dal governatore Andrew Cuomo, che mira ad ampliare il deposito alle bottiglie di vino e liquori.

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Anche se proprio la coscienza ambientale fra le concause del successo del recupero e del riciclaggio potrebbe rapidamente ‘uccidere’l’attività, con la diffusione delle borracce che si riutilizzano e la scomparsa definitiva di lattine e bottiglie di plastica.

 

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