Siamo di fronte ad una scelta istituzionale importante per il ruolo che il Presidente della Repubblica occupa, per la lunghezza del suo mandato e per il contesto globale altamente variabile e difficile sotto ogni punto di vista. Di Fabrizio Pezzani.

Arriviamo a questa scelta impreparati perché da tempo la politica si è affossata e chiusa in un gorgo autoreferenziale dal quale non riesce o non vuole uscire finendo per non capire più nulla della realtà in cui si trova e che non riesce più a rappresentare diventando una sorta di corpo morto in un mondo in continuo fermento. Guardando questa tragica realtà da circo Barnum in cui sembra possibile tutto ed il contrario di tutto si rimane colpiti dalla mancanza di pensiero creativo ormai scomparso.

Ricchezza e povertà mai così lontane. Di Fabrizio Pezzani

Questa penosa situazione porta alla mente l’immagine coniata al tempo per esprimere la decozione dell’Italia che avviene quasi a sua insaputa esattamente come la rana che messa in una pentola portata lentamente a bollore non avverte le variazioni termiche e muore cotta impossibilitata a reagire.

Il Presidente della Repubblica rappresenta un ruolo istituzionale di riferimento ed invece di pensare a tanti nomi ognuno dei quali presenta problemi bisognerebbe costruire ed immaginare un identikit di chi dovrebbe occupare quella carica e come dovrebbe porsi di fronte al paese.

Dovrebbe essere una persona lontana dagli scandali quotidiani, coerente con le sue scelte di vita e non una persona disposta a salire sul primo treno che passa, dovrebbe avere una dignità che evoca il rispetto ma che accende i sentimenti ed è portatore di una alta visione sociale  Dovrebbe avere una cultura ampia con solide basi umanistiche lasciando le competenze tecniche ai tecnici che hanno il modello mentale più adatto a risolvere i problemi e sono meno preparati ad affrontare ed orientare una visione di cambiamento di una società che sembra andare verso il caos.

Una figura che sia propositiva capace di dare il senso del cambiamento verso un modello di società accogliente e non distruttiva, capace di aiutare a cambiare ed a crescere una politica che sembra rimasta all’asilo in grado solo di giocare sulle piccole cose ed incapace di visioni alte e dedita esclusivamente alla realizzazione dei propri interessi e ben lontana dal bene comune più dichiarato come foglia di fico che come realtà voluta.

Sarebbe utile una persona capace di parlare al cuore delle persona della solidarietà , della necessità di stare insieme e non di farsi una guerra mortale tutti giorni, capace di porsi a livello internazionale facendo.

Crisi di governo, Pezzani: “Alla fine rimangono solo i ‘quaquaraquà’”

Alla luce di un identikit di questo genere si capisce il dramma di una politica cieca e di modesto livello culturale così si fanno girare i nomi come in una roulette senza che via sia uno spazio di riflessione e così i nomi girano ma non rispondono ad un identikit funzionale al bisogno del paese , una figura a cui ci si possa identificare con piacere. La Storia nel tempo ci ha dato tante figure nei vari campi che hanno promosso cambiamenti epocali nelle quali era bello e gratificante identificarsi oggi se pensiamo ai giovani ed a quali figure si potrebbero identificare rimaniamo desolatamente senza nomi.

Insomma siamo alla fine della politica ed anche i tentativi di lasciare , se possibile, immutata la situazione che consenta agli eterei parlamentari di maturare la pensione intanto che il paese sprofonda dimostrano una squallida ipocrisia perché , come scrivevano i latini ,“ quod differtur non aufertur “, cioè che viene rinviato non viene risolto e la rana comincia lentamente ad avvicinarsi alla bollitura.

 

Articolo precedenteSpazio, avvistato uno strano “oggetto rotante” ai confini della Via Lattea
Articolo successivoAnimali, anche i pesci palla hanno bisogno del dentista