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Morte migliaia di pulcinella di mare. Il cambiamento climatico colpisce ancora

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L’aumento delle temperature sta avendo effetti imprevedibili su uccelli, pipistrelli e altri animali selvatici. Morte di migliaia di pulcinella di mare in Alaska a causa del cambiamento climatico. Negli ultimi 4 anni sono morte tra le 2.740 e 7.600 pulcinelle di tufo.  La natura ci manda chiari segnali che bisogna intervenire ora per contrastare l’emergenza climatica.

Negli ultimi anni l’aumento delle temperature atmosferiche e del mare ha provocato la riduzione del ghiaccio marino invernale nel Mare di Bering ed ha causato un calo delle popolazioni di pesci e plancton modificandone modificato la distribuzione. Una grande moria di uccelli marini nell’Isola di Saint Paul, Alaska,  potrebbe essere  attribuibile al cambiamento climatico.

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Nell’autunno del 2016, proprio nel Mar di Bering, cominciarono a spiaggiarsi dei pulcinella di mare dai già morti o in uno stato di completa debilitazione. In pochi mesi gli scienziati accorsi per capire a cosa era dovuta la moria contarono nell’area interessata pulcinella di mare e altri uccelli marini morti nel giro di pochi mesi. Dalla ricerca emerse che i pulcinella di mare erano morti di fame perché i pesci di cui si cibano erano migrati verso nord a causa dell’aumento delle temperature del mare.

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I ricercatori dicono che “ gli eventi di mortalità di massa potenzialmente legati ai cambiamenti climatici in corso stanno aumentando di frequenza e di magnitudo”. Secondo alcune stime nel 2016 sarebbero morti tra i 3.150 e 8.500 uccelli, e tra l’ottobre 2016 e il gennaio 2017 sulle spiagge dell’isola di Saint Paul sono stati trovati oltre 350 corpi di uccelli marini, la maggior parte erano pulcinella dai ciuffi, ma c’erano anche i corpi di un secondo uccello marino: l’ alca minore crestata (Aethia cristatella). In particolare, negli ultimi 4 anni  sarebbero morte tra le 2.740 e 7.600 pulcinelle di tufo sono morte negli ultimi 4 anni.

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La maggior parte dei pulcinella e delle alche erano adulti e perdevano le piume, un periodo di grande stress per gli uccelli marini. I ricercatori suggeriscono che una diminuzione della presenza di cibo prima della muta potrebbe aver impedito a molti uccelli di sopravvivere.

“I residenti dell’isola hanno raccolto dati di alta qualità in tempo reale e hanno fornito alla Coastal Observation e Seabird Survey Team (COASST ) un contesto dettagliato per la loro analisi” – ha detto in una dichiarazione la coautrice di studio e scienziata Lauren Divine dell’Istituto di conservazione degli ecosistemi di St. Paul Island  – “Senza la relazione positiva e reciprocamente vantaggiosa costruita in anni di collaborazione, questo massiccio sterminio di Tufted Puffins non sarebbe stato riportato alla comunità scientifica”.

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I pulcinella di mare si caratterizzano per il  becco rosso e la testa bianca ornata da ciuffi. Solitamente   passano l’inverno in mare e durante la primavera e l’estate nidificano in colonie costiere tra il nord dalla California e l’Alaska.

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Uno studio pubblicato nel novembre 2018 su Science ha rilevato che gli uccelli che nidificano nell’Artico sono esposti a un rischio maggiore di predazione dei loro nidi a causa di cambiamenti dei periodi migratori legati ai cambiamenti climatici. Nel nord dell’Australia l’ultima caldissima estate australe ha spazzato via quasi un terzo dell’intera popolazione di volpi volanti dagli occhiali (Pteropus conspicillatus).

“Mentre la perdita di alcune migliaia di uccelli marini potrebbe non sembrare un grosso problema, questa perdita di massa fa parte di un più ampio declino quasi certamente causato dai cambiamenti climatici in atto”, – ha detto Tim Birkhead, professore emerito di zoologia all’Università di Sheffield-  “Non dobbiamo abituarci a tali eventi e non possiamo permetterci di ignorare i segnali che il cambiamento climatico non sta solo continuando, ma accelerando. E mentre ciò accade, le popolazioni di uccelli marini (e molte altre forme di fauna selvatica), continueranno il loro declino. Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre la causa alla radice: i cambiamenti climatici”.

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