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PRESEPE DI DENUNCIA: GIUSEPPE, MARIA E GESÙ MIGRANTI IN UN MARE DI PLASTICA

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Presepe.  Ad Acquaviva delle Fonti (Bari) il presepe del paese  che ha suscitato le critiche di diversi tradizionalisti, quest’anno è un duplice grido di allarme: da un lato l’emergenza migranti, dall’altro l’inquinamento.

Un presepe con Giuseppe e, Maria e Gesù come migranti che naufragano in un mare di plastica. È la scelta del comitato Feste patronali di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari.

“Il bambino nasce nel mare, dove con Giuseppe e Maria, profughi, non accolti da nessuno vive l’esperienza che molti migranti affrontano nel nostro Mar Mediterraneo. E il mare di plastica a fare da sfondo dalla Natività è un grido dall’allarme contro l’inquinamento”, si legge nella didascalia che accompagna il presepe.

Una natività particolare e di denuncia quella allestita dal comitato Feste patronali di Acquaviva delle Fonti, comune a circa 25 chilometri da Bari. Giuseppe e Maria sono immersi in un mare di plastica. Gesù Bambino ha invece la pelle nera ed è adagiato in un salvagente arancione, lo stesso utilizzato durante un salvataggio in mare. Alle spalle dei tre nessun bue o asinello, ma un braccio con la pelle nera che emerge dall’acqua, simboleggiando un migrante che sta annegando. Attorno a loro solo rifiuti, reti rosse e boe di salvataggio.

L’iniziativa ha avuto il sostegno dell’amministrazione comunale e di molti cittadini. Ma non sono mancate le polemiche che hanno additato il presepe alternativo come “ridicolo”.

Francesco Colafemmina, filologo, esperto d’arte di Acquaviva delle Fonti invece ha commentato:  “Per dieci anni ho combattuto gli scempi nell’arte e nell’architettura sacra, sinceramente non avrei mai immaginato che nel mio paese, nella mia Puglia si potessero realizzare simili orrori”.

“Il mare del presepe non è un mare semplice, ma è in plastica, realizzato da migliaia di bottiglie raccolte negli ultimi mesi . Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione. Numeri impressionanti”- spiega il sindaco Davide Carlucci che difende l’iniziativa – “Vi sarebbe piaciuto vietare questa installazione, vi sarebbe piaciuto dar sfogo a pruriti fastidiosi. Ad Acquaviva c’è ancora la libertà, c’è ancora la democrazia. Fatevene una ragione”. E quando l’arte fa scandalo vuol dire che l’obiettivo è stato raggiunto.

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