L’architetto nato in Burkina Faso è molto attivo soprattutto nei Paesi in Via di Sviluppo che sono più esposti ai cambiamenti climatici

Diébédo Francis Kéré, classe 1965, è il vincitore dell’edizione 2022 del Pritzker Architecture Prize, il più importante riconoscimento internazionale per l’architettura.

È il primo africano a vincere il prestigioso premio. Kéré, infatti, è nato in Burkina Faso – Paese dell’Africa Occidentale dove il 45% della popolazione è al di sotto della soglia di povertà – dove si forma come falegname prima di trasferirsi, giovanissimo, a Berlino.

 

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Il legame con la sua nazione, però, è rimasto forte. Tanto che alcuni tra i suoi più importanti progetti sono stati effettuati proprio nel suo Paese d’origine. Compreso il progetto di ricostruzione del parlamento di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, distrutto dalla rivolta del 2014, sul quale l’architetto sta lavorando in questi mesi.

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Il suo lavoro è fortemente orientato alla sostenibilità ambientale. Una volta, Kéré disse:  “Non è perché sei ricco che dovresti sprecare materiale. Non è perché sei povero che non dovresti cercare di creare qualità. Tutti meritano la qualità, tutti meritano il lusso e tutti meritano il comfort. Siamo interconnessi e le preoccupazioni per il clima, la democrazia e la scarsità sono preoccupazioni che ci accomunano”. 

Nel suo lavoro Kéré ha sempre utilizzato materiali locali con una forte attenzione alla creazione di ambienti bioclimatici e sostenibili così da progettare abitazioni, scuole e uffici la cui vita fosse il più possibile a impatto zero grazie alla naturale regolazione interna della temperatura.

 

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Nella motivazione della giuria del Pritzker si afferma che “l’intero corpus delle opere di Kéré ci mostra il potere della materialità radicato sul posto. I suoi edifici, per e con le comunità, sono direttamente di quelle comunità: nella loro realizzazione, nei loro materiali, nei loro programmi e nei loro caratteri unici. Sono legati alla terra su cui sono costruiti e alle persone che siedono al loro interno. Hanno una presenza senza pretese e un impatto modellato dalla grazia”.

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