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Portogallo, la verità dietro al massacro di 540 cervi e cinghiali

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Cacciatori ingaggiati per sterminare la fauna di un’area in cui dovrà nascere una centrale di energia solare. Cosa c’è dietro al massacro di cervi e cinghiali avvenuto a Lisbona. 

540 cervi e cinghiali sono stati massacrati in una fattoria della zona di caccia turistica di Torrebela, vicino ad Azambuja, a circa 40 km dalla capitale portoghese Lisbona, il 17 e 18 dicembre. Sedici cacciatori spagnoli sono stati accusati di “crimine ambientale”. In quell’area è consentito cacciare singoli animali ma in questo caso pare sia morta la maggior parte della popolazione di cervi della zona. La fattoria di 1.100 ettari è stata descritta come recintata e murata, percià gli animali non hanno avuto via di fuga.

Le foto del massacro degli animali selvatici e con i cacciatori in posa sono state postate e condivise sui social scatenando polemiche e denunce delle autorità. Il ministro dell’Ambiente, João Fernandes, si è detto scioccato: “Le segnalazioni e le notizie in nostro possesso sul massacro indiscriminato di animali ci indicano che non ha nulla a che fare con la caccia, intesa come pratica che può contribuire al mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi”.

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L’incidente per la sua gravità  potrebbe innescare un incidente diplomatico importantissimo tra Spagna e Portogallo, dato che i 16 cacciatori iberici sembra non abbiano avuto il permesso ufficiale di andare in quella zona a cacciare e che siano stati ingaggiati per sterminare la fauna di un’area in cui dovrà nascere una centrale di energia solare

Sulla gestione della caccia nella zona di Azambuja il PAN Pessoas-Animais-Natureza aveva già fatto un’interrogazione parlamentare per accertare cosa abbia portato all’autorizzazione di una riserva di caccia in quell’area dove è prevista l’installazione di un impianto fotovoltaico di 775 ettari, e il cui “studio di valutazione ambientale (VIA) è ancora in fase di consultazione pubblica fino al 20 gennaio 2021“.

Per far posto all’impianto fotovoltaico si prevedeva che prima dell’inizio dei lavori tutti gli animali sarebbero stati gradualmente trasferiti. 

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Il 23 dicembre il Ministro dell’Ambiente ha emesso un’ordinanza che dichiara:

  1. la sospensione immediata della procedura di valutazione di impatto ambientale, anche della consultazione pubblica, relativa agli impianti fotovoltaici del lotto 18 dell’asta solare di luglio 2019, considerato che i suddetti impianti fotovoltaici sono situati all’interno della Quinta da Torre Bela nella quale sono stati sterminati più di 500 animali, fatti che ne hanno motivato la comunicazione al Pubblico Ministero.
  2. che l’Agência Portuguesa do Ambiente proceda, entro 30 giorni, alle indagini alla luce dei fatti verificatisi e, a seguito di tali indagini, riferisca, in particolare, se lo studio di impatto ambientale debba essere riformulato o integrato secondo la procedura valutazione dell’impatto ambientale del progetto in questione.

La Sociedade Agrícola da Quinta do Convento da Visitação, proprietaria della Quinta da Torre Bela, dice di aver dato permessi per abbattere solo 40 cervi e 65 per cinghiali, ma dai primi controlli i permessi risultano almeno 270. Il massacro ha portato all’uccisione della maggior parte dei cervi e dei daini che vivevano a Quinta da Torre Bela e anche di una notevole quantità di cinghiali.

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E’ inequivocabile che il gruppo di cacciatori abbia ampiamente superato i diritti di caccia acquisiti, superando i limiti concordati contrattualmente con l’operatore e che sono in linea con quanto consentito dalla licenza di Zona de Caça in vigore in quella data.

La proprietà fa un accenno alla vicenda dell’impianto fotovoltaico, ipotizzato come possibile “incentivo” della strage da alcuni giornali: “Contrariamente a quanto scritto speculativamente da alcuni media, il verificarsi di questo deplorevole abuso, a cui Herdade da Torre Bela è estranea, non ha alcuna correlazione con altre attività di Herdade o dei suoi proprietari. Dal 2001 ha svolto un’attività venatoria, intesa come pratica che contribuisce al mantenimento della biodiversità e della sostenibilità ambientale, senza che siano mai state rilevate irregolarità“.

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Ma alla fine anche il ministro dell’ambiente ha ammesso che è necessario rivedere la legge sulla caccia e in particolare per quanto riguarda le battute: “Secondo la legge, le cacce e le battute non devono essere comunicate all’ICNF. Si tratta infatti di un errore che, per essere corretto, richiede una modifica della legge secondo la quale questi atti devono essere comunicati. Quanto accaduto è assolutamente vile e ignobile”. L’ICNF ha sospeso, con effetto immediato,  la licenza per la Zona de Caça  di Torre Bela è ha presentato alla Procura della Repubblica una denuncia di reato contro la conservazione della fauna.

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