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Portogallo, emergenza coronavirus: cosa sta succedendo?

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Al momento in Portogallo ci sono 5170 contagiati e 100 morti. Ma le misure adottate non sono restrittive come quelle impiegate nella vicina Spagna drammaticamente colpita dal coronavirus.  “Non è stata stabilito la quarantena obbligatoria, i casi ancora non sono tanti ma la popolazione è numericamente inferiore rispetto a Spagna e Italia”, Teresa Agovino, consulente di turismo sostenibile.

Dal 18 marzo in Portogallo è stato dichiarato lo stato di emergenza, così come per la Spagna. ll primo morto di covid19 in Portogallo risale al 17 marzo, un infermiere, e i primi casi di infezione sono stati scoperti il 3 marzo ed erano 4: portoghesi tornati dall’Italia e dalla Spagna.

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Un ragazzo di 14 anni è morto in Portogallo ed è la vittima da covid19 più giovane in Europa. Vitor Godinho, giovane atleta del futsal portoghese era stato ricoverato tra venerdì e sabato all’ospedale Hospital de São Sebastião, em Santa Maria da Feira di Lisbona

Di fronte all’emergenza coronavirus, il governo portoghese ha deciso di mettere in regola tutti i migranti irregolari in modo da garantire loro gli stessi diritti degli altri cittadini. Il ministro dell’Interno ha spiegato che “in uno stato di emergenza la priorità è la difesa della salute e della sicurezza collettiva. Proprio in questi momenti diventa ancora più importante garantire i diritti dei più fragili, come sono i migranti “.

Al momento in Portogallo ci sono 5170 contagiati e 100 morti. Ma le misure adottate non sono restrittive come quelle messe in atto dalla vicina Spagna dove ci sono più di 85mila casi e oltre 7mila morti. Come ci racconta Teresa Agovino, consulente di turismo sostenibile, al momento ferma a Porto.

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Cosa sta succedendo a Porto e come mai ti trovi lì adesso?

Esattamente 15 giorni fa ero qui per un corso e non sono riuscita a rientrare a casa proprio perché avevano bloccato le frontiere. La situazione e un po’ in ritardo rispetto all’Italia. L’emergenza coronavirus è scoppiata una decina di giorni dopo ma nonostante il paese vicino, cioè la Spagna, abbia una situazione veramente di grandissima emergenza in questo momento, il Portogallo non sta adottando le stesse misure. Non è stata stabilito la quarantena obbligatoria, il che significa che le persone possono girare in maniera autonoma e possono decidere se spostarsi all’interno del paese. L’unica cosa che è stata stabilità e che il weekend di Pasqua sarà obbligatorio per tutti restare a casa.  I negozi e la maggior parte delle attività sono chiuse, le persone restano a casa per questo, ma in caso contrario non sono previste multe o sanzioni.

I numeri sono ancora bassi in Portogallo, è un dato che può far stare tranquilli?

In questo momento si parla di 100 morti e 5mila casi che stanno aumentando in maniera veramente vertiginosa negli ultimi giorni. Se confrontati con il nostro paese e ovviamente con la Spagna sembrerebbe poco. In realtà non è così perché bisogna considerare quando è iniziata l’emergenza, cioè solo 10 giorni fa. Quindi in 10 giorni hanno avuto 100 casi e se si confronta con quello che è accaduto in Italia in 10 giorni c’erano stati meno casi. Bisogna considerare che la popolazione è numericamente inferiore rispetto a quella della Spagna o dell’Italia.

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C’è anche lì un problema di reperibilità di mascherine e guanti?

Per quanto riguarda le mascherine, i camici e tutti i presidi ospedalieri, in realtà non c’è grande disponibilità. E’ arrivato un ordine proprio negli scorsi giorni dalla Cina. Il problema però che l’ordine non conteneva  tutto il necessario. Pare ne sia stato effettuato un altro e si spera non sia lo stesso carico che è arrivato in Spagna con maschere non fruibili rimandate poi indietro. Leggevo una notizia che spiegava come i medici spagnoli siano al punto da voler gettare la spugna. Si rendono conto che non riescono a fronteggiare la situazione. Gli ospedali riescono a gestire fino a un terzo della popolazione, a causa della disponibilità dei posti letto. Non c’è abbastanza personale medico, stanno richiamando infermieri e medici ancora non laureati ma lo scandalo è che proprio questi sono stati successivamente infettati. La Spagna sta vivendo una situazione veramente tragica, da equipararsi a quella italiana, e non mi spiego con una frontiera aperta come quella Spagna-Portogallo, difficile da controllare, non si sia ancora riusciti a mettere su una serie di misure proprio per ridurre il contagio in maniera ferma sin dall’inizio.

Sei una viaggiatrice ma ora sei costretta restare a casa. Come si svolge la tua routine?

E’ proprio necessario avere una routine perché altrimenti gestire la quarantena è molto difficile. Io non sono abituata a stare tanto tempo a casa. Però devo dire che non mi pesa proprio perché sto riuscendo a gestire la mia giornata in maniera abbastanza definita. Nel momento in cui inizia la vostra giornata dovete aver ben chiaro quello che farete e un altro consiglio che secondo me è importante: nel momento in cui vi alzate togliete il pigiama perché questo permette di rendere la giornata molto più produttiva. 

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Il turismo è uno dei settori che pagherà a lungo i danni economici causati da questa epidemia.

A differenza di altri è strettamente legato a quella che è la domanda, di conseguenza se non arrivano turisti perché non c’è domanda, perché le frontiere sono chiuse o perché i turisti non hanno liquidità economica o non hanno potuto programmare le vacanze, è ovvio che il settore turistico morirà. Bisogna tutelare tutte le persone che girano intorno al turismo soprattutto per rilanciare l’economia. Il turismo rappresenta una leva molto importante nell’ambito dell’ economia, muove il PIL di parecchi punti percentuali. Dobbiamo esseri pronti a ripartire, ad agire e soprattutto utilizzare le giuste misure.

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