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Disastro Ambientale Porto Torres, Tar Sardegna: ‘la responsabilità è dell’Eni’

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Porto Torres. Lo scorso 26 agosto il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna ha respinto il ricorso proposto da Eni Rewind S.Pa. (già Syndial S.p.A.), dichiarando ufficialmente Eni “soggetto responsabile” dell’inquinamento della falda acquifera in area Carbondotto.

Secondo il Tar, la responsabilità dell’inquinamento nell’area industriale di Porto Torres, delle sue falde acquifere, dell’aria e del terreno è tutta di Eni e delle sue collegate che negli anni si sono succedute: Syndial, Eni e Rewind.

Una sentenza storica, arrivata dopo 7 lunghi anni, che dimostra come la difesa dell’ambiente e della salute può vincere anche contro i grandi colossi industriali.

Nel 2013 l’Ufficio Bonifica siti della Provincia di Sassari individuò nell’allora Syndial, il responsabile del forte inquinamento della falda acquifera di una parte del distretto petrolchimico di Porto Torres.

Nel decreto di individuazione, l’Ufficio Bonifica imponeva all’Eni l’immediata bonifica dei terreni.

Misura alla quale il colosso petrolifero si oppose, dando il via ad un lungo contenzioso legale che oggi – finalmente – si è concluso.

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Nel ricorso presentato al Tar Sardegna, gli avvocati del gruppo Eni  attribuiscono tutte le responsabilità relative al caso Porto Torres alla gestione degli impianti fatta dalla Sir di Nino Rovelli negli anni precedenti l’acquisizione del sito da parte dell’Eni, avvenuta nel 1982.

Gli avvocati ricordano poi che sin dall’acquisizione degli impianti Sir, Eni ha messo in atto interventi di contenimento dei danni ambientali con importanti opere.

Il ricorso presentato – sostengono allora gli avvocati – non significa che Eni vuole sottrarsi all’obbligo di risanare, ma bensì far riconoscere Eni ‘proprietario incolpevole’, essendo la Sir responsabile dell’inquinamento.

Per i giudici del Tar però, le cose non stanno così: “la modifica nell’intestazione dei beni e delle correlate proprietà – scrivono in risposta all’ufficio legale Eni i giudici nella sentenza – non ha determinato una sottrazione delle connesse responsabilità, essendo il passaggio di proprietà dei beni dalla Sir all’Eni avvenuto in una logica di continuità, sotto forma di trasferimento-subentro in tutte le posizioni di titolarità di beni e impianti”.

Di conseguenza Eni “è tenuta a rispondere per tutti i rapporti giuridici”, compresi gli obblighi ambientali legati alla gestione dello stabilimento di Porto Torres.

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 “Un monito per tutti coloro che non rispettano l’ambiente, che sottovalutano la salute del nostro territorio e di chi ci abita. Un verdetto che stabilisce la responsabilità dell’inquinamento nell’area industriale di Porto Torres, che va dai terreni alle profonde falde acquifere fino alle conseguenze sullo specchio acqueo marino” – è il commento delle deputate del Movimento 5 Stelle Paola Deiana e Ilaria Fontana, rispettivamente Capogruppo della Commissione Ambiente della Camera e vicepresidente del Gruppo parlamentare alla Camera e membro della Commissione Ambiente, che il 31 luglio scorso avevano visitato i siti oggetto di sentenza e bonifica dell’Eni Rewind in compagnia del sindaco di Porto Torres Sean Wheeler e all’assessora Biancu.

Dal 2002, l’area industriale di Porto Torres fa parte dei Siti di Interesse Nazionale individuati dal Ministero dell’Ambiente.

Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanità, a Porto Torres si registra un’alta percentuale di morti per tumori del sistema linfoemopoietico sia tra gli uomini (osservati/attesi 99/84) sia tra le donne (73/68) e confrontando i dati con quelli italiani emerge una maggiore presenza di malattie infettive (+23% negli uomini; +12% nelle donne), respiratorie (+22%; +15%) e dell’apparato digerente (+26%; +9%).

A Porto Torres ogni litro d’acqua – riportano i dati dell’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente – contiene 630 mila microgrammi di tricloroetano (che per legge non dovrebbe superare gli 0.2 microgrammi per litro). Quindi 1.700.000 volte superiore ai limiti di legge.

Ma non è tutto, il dicloroetano è 1.200.000 volte superiore ai limiti di legge, il cloroformio supera la soglia di 583mila volte, gli organoalogenati 370mila, il dicloroetilene 114mila, il benzene è 20mila volte sopra la soglia e gli idrocarburi oltrepassano il limite consentito di 2.400 volte.

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Insomma, il Tar Sardegna ha messo a segno un bel colpo, soprattutto perché – grazie a questa storica sentenza – sono stati riaccesi i riflettori sulla Centrale Termoelettrica di Fiume Santo di proprietà della EP Produzione, sita nell’area industriale di Porto Torres.

Sul caso, la parlamentare del Movimento 5 stelle Paola Deiana, ha presentato due interrogazioni rivolte al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare: “ho deciso di impegnarmi per un territorio martoriato nel corso di oltre 50 anni e per il quale dall’inizio del mio mandato sottolineando la necessità di acquisire certezze sia in merito al ripristino ambientale che alle tempistiche delle bonifiche – commenta la parlamentare – vogliamo dettagli e risposte sugli interventi attualmente in corso da parte delle società coinvolte. Per questo, ho presentato due interrogazioni per chiedere al Ministro se intenda avviare una serie di accertamenti”.

In particolare, le due interrogazioni mirano a conoscere “quali siano i risultati dei piani di monitoraggio prescritti, se risultino al Ministero e quali sia l’eventuale entità dei danni provocati dalla caduta della ciminiera in seguito alla sua demolizione con l’esplosivo. Richieste di informazioni anche sullo stato di avanzamento del piano di decomissioning e del piano di caratterizzazione delle aree oggetto degli interventi di demolizione, sul progetto per la costruzione della copertura del carbonile e se sia stato depositato alcun piano di rinaturalizzazione delle aree. Infine chiarimento anche per il recupero di oltre 800 tonnellate di carbone disperso negli anni nei fondali del porto industriale di Porto Torres, in particolare davanti alla banchina che serve la centrale elettrica di Fiume Santo”.

 

 

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