Roma

JACKSON POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK. QUANDO L’ESPRESSIONISMO SI FA ASTRATTO

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Pollock. “Jackson Pollock, is the greatest living painter in the United States?” sono queste le parole che compaiono tra le pagine del Life Magazine l’8 agosto 1949. Quello che possiamo certamente affermare oggi, a 62 anni dalla morte del maestro dell’action painting, è che il nome di Pollock (1912-1956) rimane ancora uno dei più noti del panorama artistico contemporaneo, conosciuto ai più per il suo inconfondibile stile e per l’utilizzo di una tecnica artistica innovativa, il dripping.

La mostra Pollock e la Scuola di New York, ospitata presso l’Ala Brasini del complesso del Vittoriano, ripercorre la storia della scuola di New York, questo gruppo di artisti, statunitensi o naturalizzati tali, attivo nella grande mela che, tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta del Novecento, ha rivoluzionato completamente il mondo dell’arte americana.

Quello di Pollock è solo uno dei grandi nomi appartenenti alla Scuola di New York, per l’occasione sono esposte opere  di artisti come Mark Rothko, Willelm de Kooning, Franz Kline, Ad  Reinhardt e tanti altri, provenienti dal Whitney Museum of American Art. La storia raccontata non è però solo quella degli artisti in quanto tali, ma anche quella di un gruppo di persone, amici, in continuo scambio, e talvolta scontro, culturale e artistico, nel pieno stile americano. Da non sottovalutare è anche il rapporto tra Jackson Pollock e la moglie Lee Krasner, anch’essa nota artista del gruppo e fondamentale per lo sviluppo dell’arte del marito, dalle prime influenze messicane e native americane fino al dripping.

Con Pollock, e in generale con la scuola di New York, pur rimanendo l’arte ancorata alla tela, l’azione in se acquisisce importanza, divenendo una vera e propria opera d’arte, ne sono la prova le registrazioni di Hans Namuth, il fotografo di origine tedesca che convinse Pollock a farsi riprendere “all’azione”. Ma come già detto non è Pollock l’unico protagonista di questa coinvolgente storia, la mostra mette in luce la componente femminile del gruppo, costituita da artiste come  Lee Krasner ed Helen Frankenthaler, con i suoi colori morbidi e fluenti, e non si risparmia dal raccontare la competizione che in alcuni casi poteva nascere tra gli artisti, come tra Pollock e de Kooning, punte di diamante della Scuola di New York. L’esposizione chiude in bellezza con le suggestive opere di Mark Rothko, probabilmente il più spirituale del gruppo,  che, nella penombra dalla sala, sembrano quasi brillare di luce propria.

Rothko, Mark
de Kooning, Willem
Kline, Franz
Pollock, Jackson

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