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Pnrr, l’incognita dei commissari straordinari. Intervista a Bruno Astorre, senatore PD

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La finanziaria 2022 è al primo passaggio parlamentare al Senato della Repubblica per poi finire il suo iter entro l’anno. La linea è quella dettata dal piano nazionale di ripresa e resilienza ma con molte incognite derivate sia dal tipo di progetti e sia dal tipo di procedure che verranno utilizzate per realizzare gli stessi. Se non curiamo la macchina esecutiva del nostro paese la tolleranza dell’Europa finirà”. Intervista al senatore Bruno Astorre.

Utilizzare le risorse in modo oculato è prioritario per garantire una ripresa costante nei prossimi anni. Tallone di Achille sono i tempi stretti che l’Europa ci ha imposto e che rischia di mettere a repentaglio parte dei fondi in arrivo. Il Nodo centrale è la pubblica amministrazione. Queste perplessità vengono espresse anche dal Sen. Bruno Astorre, membro della commissione lavori pubblici e comunicazioni del Senato, che non risparmia critiche sulla gestione della pubblica amministrazione.

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Sicuramente dovremo tagliare il costo del lavoro e le aliquote Irpef per i redditi medi e medio-bassi, spero che gli 8 miliardi di euro messi in Finanziaria non si disperdano in mille rivoli. Questa è senza dubbio la priorità per l’Italia” – spiega a TeleAmbiente il senatore Bruno Astorre – “Per quanto riguarda i fondi del PNRR, si parla molto di modello Genova: io lo trovo un modello molto efficiente ma purtroppo non ripetibile. In quel caso infatti c’erano finanziamenti privati, progetti e autorizzazioni già esistenti. La preoccupazione più grande è questa: la nostra Pubblica Amministrazione, a tutti i livelli territoriali, sarà capace di spendere bene, velocemente e con onestà il 90% dei fondi a disposizione? Ricordo che Conte voleva affidare la gestione ad aziende esterne e ci fu una rivolta della P.A., mentre Draghi sta pensando a cabine di regia a Palazzo Chigi“.

Sempre parlando della Pubblica Amministrazione, il senatore e segretario regionale del Pd Lazio ricorda alcuni esempi recenti: “Ricordate il bando sulla bellezza voluto da Renzi nel 2016? Non credo sia partito alcun lavoro, ad esempio noi avevamo previsto finanziamenti per l’Anfiteatro del Tuscolo, ma ad oggi non ho notizie di bandi di gara o lavori iniziati, mentre tutto era accentrato a Palazzo Chigi“.

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Da Bruno Astorre arriva anche un monito: “Ci tengo a precisare che, nel caso del Recovery, l’Europa si è comportata molto diversamente rispetto alla crisi del 2007-2008, quando fu imposta l’austerità che ha spianato la strada ai movimenti populisti e sovranisti. Invece di curare le ferite col sale, come avvenne allora, oggi ci sono state concesse molte risorse a fondo perduto e una certa flessibilità. Dopo la Brexit c’è stato un approccio finalmente diverso, ma a livello europeo non abbiamo risolto i problemi. A livello nazionale dobbiamo garantire la crescita economica che consenta anche la redistribuzione della ricchezza. Se non curiamo la macchina esecutiva del nostro Paese, la tolleranza dell’Europa finirà“.

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