Home Attualità Dal Pnrr alla Cop26, il 2021 è stato l’anno della transizione ecologica

Dal Pnrr alla Cop26, il 2021 è stato l’anno della transizione ecologica

Solo gli sviluppi futuri potranno dirci se le misure saranno sufficienti a salvare la Terra, ma resta un dato incontrovertibile: l’anno che sta per concludersi ha segnato uno spartiacque nel percorso verso la transizione ecologica.

Il 2021 sarà ricordato in futuro come l’anno della transizione ecologica. Solo gli sviluppi futuri sul piano pratico potranno dirci se le misure saranno sufficienti a salvare la Terra, ma l’anno che sta per concludersi è stato contraddistinto da piccole svolte epocali. In tutto questo, poi, l’Italia ha giocato indubbiamente un ruolo da protagonista a livello globale. Si pensi, ad esempio, al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che nella transizione ecologica ha il suo pilastro principale (il 37% degli investimenti sono dedicati ai progetti ‘green’). L’impegno ad un incremento delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, allo sviluppo di tecnologie a idrogeno, all’economia circolare e alla mobilità sostenibile confermano l’obiettivo italiano di rispettare l’Agenda 2030: riduzione del 55% dei gas serra entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e azzeramento entro il 2050.

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Accanto alle politiche nazionali, nel 2021 l’Italia è stata protagonista a livello internazionale. Già a luglio, il nostro Paese ha assunto la presidenza del G20 Ambiente, Clima ed Energia, organizzato a Napoli. Proprio in Italia, i Paesi più ricchi del mondo hanno affrontato temi cruciali come la tutela della biodiversità e del capitale naturale, il ripristino degli ecosistemi, l’uso efficiente delle risorse, l’economia circolare e la finanza ‘verde’. Il vertice di Napoli è stato in qualche modo storico. Per la prima volta, le potenze del G20 hanno considerato come interconnessi il clima, l’ambiente, l’energia e la povertà. Inoltre, dopo lunghe e complesse trattative, non andate completamente in porto, è stato raggiunto un accordo sulla decarbonizzazione anche con potenze come India, Cina e Russia.

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Quanto rimasto in sospeso a Napoli è diventato inevitabilmente l’oggetto delle trattative in un nuovo vertice tenutosi sempre in Italia: il G20 di Roma, a fine ottobre. Prima ancora, però, l’Italia e il Regno Unito sono riusciti ad organizzare a Milano la Youth4Climate. Dal 30 settembre al 2 ottobre, la pre-Cop dei giovani ha ospitato 400 attivisti da tutto il mondo, che ha permesso di inviare istanze in vista della riunione di Glasgow. La Cop26, che si è svolta subito dopo il G20 di Roma, ha permesso di raggiungere un accordo sul clima, anche se tristemente al ribasso. L’India, in particolare, sul carbone è riuscita a modificare la formulazione sull’utilizzo, passando dal phase-out (eliminazione graduale) al phase-down (riduzione graduale).

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Alla Cop26, presieduta dal Regno Unito ma organizzata sempre in collaborazione con l’Italia, i risultati non sono stati completamente soddisfacenti. Rispetto al passato e anche alla stessa definizione dell’Accordo di Parigi, però, sono stati fatti grandi passi in avanti. Gli Stati si sono impegnati per una transizione energetica, per una maggiore trasparenza dei dati, per una maggiore uniformità degli obiettivi da raggiungere, per lo stop alla deforestazione e per la conferma degli 1,5°C come limite massimo della temperatura globale al 2100 rispetto all’epoca preindustriale.

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E ancora: step da raggiungere per la decarbonizzazione e per la riduzione del metano entro il 2030 (pur con le eccezioni di Cina, India e Russia); nuovi piani di riduzione della CO2; impegni delle aziende private per la transizione; stop alle concessioni per giacimenti di gas e petrolio (Boga); tutela di giovani, donne, società civile e comunità indigene. Ci vorrà del tempo per sapere se tutto questo basterà, ma rispetto al passato le novità appaiono decisamente radicali.

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