Territorio

Plastica nelle uova, allarme degli scienziati

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Plastica. Dal mare ai pulcini. Sono sempre di più le prove scientifiche che confermano la capacità dei rifiuti plastici di insinuarsi ovunque.

La plastica nei mari è una delle più grandi emergenze a livello ambientale e rischia di diventare un fenomeno ingovernabile con enormi danni agli ecosistemi ed alla salute umana.

Secondo uno studio, i soli pesci che abitano il nord dell’oceano Pacifico ingeriscono tra 12.000 e 24.000 tonnellate di plastica l’anno.

Ma questi piccoli frammenti di plastica, meglio conosciuti come microplastica, sono arrivati perfino nelle uova.

Un gruppo di ricercatori del Canadian Wildlife Service, ha rilevato tracce di ftalati (agenti plastificanti) dentro i gusci dei fulmari nordici, uccelli marini che nidificano nell’arcipelago artico canadese, in un luogo remoto e apparentemente lontano dalle discariche di immondizia.

Solo qualche mese fa, un altro studio aveva individuato la presenza di ftalati nel 70% dei delfini della Florida.

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I risultati della ricerca, presentati al convegno annuale dell’American Association for Advancement of Science (AAAS), tenutosi pochi giorni fa a Washington, hanno evidenziato la presenza di plastica nei tuorli delle uova, la principale fonte di cibo per i pulcini in via di sviluppo.
L’ipotesi del team della dottoressa Jennifer Provencher è che queste sostanze chimiche abbiano raggiunto la pancia dei fulmari adulti attraverso il pesce e poi, una volta metabolizzate, si siano diffuse nel sangue, finendo la loro corsa nell’uovo.

“È una cosa davvero tragica – ha sottolineato Provencher  – l’uccello avrà quei contaminanti al suo interno fin dalle prime fasi della crescita”.
Gli ftalati sono una famiglia di composti chimici utilizzati principalmente nell’industria delle materie plastiche soprattutto per migliorare la flessibilità e la malleabilità dei polimeri.

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Secondo alcuni studi, si tratta di interferenti endocrini, ovvero, hanno la capacità di mandare in tilt la funzionalità ormonale.

I due inquinanti rilevati nelle uova dell’artico sono conosciuti con le sigle SDPA e BZT-UV e hanno il compito di rendere la plastica più durevole, impedendo che si scolorisca alla luce del sole.

Gli indizi raccolti sembrano suggerire che questi composti alterino il sistema riproduttivo, aumentando tra le altre cose il tasso di infertilità.

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