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Plastica, altro che riciclo: in Turchia viene importata ma bruciata o dispersa nell’ambiente

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Un vero e proprio caso, quello dei rifiuti di plastica che il Regno Unito esporta in Turchia. Teoricamente dovrebbero essere riciclati, ma la maggior parte finisce a contaminare l’ambiente. La denuncia arriva da Greenpeace.

I rifiuti di plastica che il Regno Unito esporta all’estero non vengono riciclati né smaltiti correttamente, ma finiscono per contaminare l’ambiente. Bruciati all’aria aperta o dispersi in mare, l’impatto ambientale della plastica che viene inviata all’estero è ancora difficilmente calcolabile. La denuncia arriva da Greenpeace Turchia, che nella provincia di Adana ha rinvenuto diversi rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente e chiaramente provenienti dalla Gran Bretagna. A dimostrarlo sono le stesse etichette presenti sui rifiuti di plastica, che riportano i nomi di aziende e catene di supermercati britanniche.

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Più della metà dei rifiuti di plastica prodotti ogni anno dalla Gran Bretagna vengono inviati all’estero. E molto spesso a paesi che non possiedono le infrastrutture necessarie per un riciclo corretto. Fino al 2017 Londra inviava i suoi rifiuti di plastica principalmente alla Cina, ma dopo la messa a bando del governo di Pechino la Gran Bretagna ha trovato nella Turchia il suo nuovo, principale partner. Gli attivisti turchi di Greenpeace hanno però scoperto che i rifiuti di plastica provenienti dal Regno Unito vengono bruciati, accumulati in discariche e, molto spesso, dispersi nell’ambiente, a cominciare dalle acque di fiumi e mari. Lo riporta il Guardian.

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Dopo la denuncia degli attivisti turchi, Greenpeace ha chiesto al governo britannico di non esportare più i propri rifiuti a paesi che non sono in grado di smaltirli correttamente. Già l’anno scorso, l’Interpol aveva lanciato l’allarme sul proliferare del business delle importazioni di rifiuti da parte di paesi come la Turchia. Nihan Temiz Ataş, responsabile dei progetti per la biodiversità nel Mediterraneo di Greenpeace, ha spiegato: “Quello che abbiamo scoperto dimostra che l’importazione di plastica dal Regno Unito non è un’opportunità economica ma una vera e propria minaccia ambientale. L’importazione incontrollata non fa altro che aggravare i problemi strutturali del sistema di riciclo della Turchia”.

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La Gran Bretagna non è il solo paese occidentale a fare affari con la Turchia per lo smaltimento dei rifiuti. Le leggi britanniche e quelle comunitarie dell’Unione Europea vietano l’esportazione di rifiuti di plastica all’estero se questi non vengono poi riciclati. La Turchia, però, tra tutti i paesi dell’area OCSE è quello con la più bassa percentuale di rifiuti riciclati, pari al 12% del totale. Il governo turco, a gennaio, aveva messo al bando le importazioni di diversi tipi di rifiuti di plastica; una mossa, però, che ha avuto un impatto molto basso se si considerano le quantità di rifiuti inviati alla Turchia dal Regno Unito, che rispetto al 2020 sono addirittura aumentati più del doppio.

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Intanto, come riporta anche il Guardian, dopo che il caso è diventato di dominio pubblico internazionale, la Turchia potrebbe mettere presto al bando le importazioni di rifiuti di plastica da altri paesi. Nello specifico, il governo ha annunciato che rivedrà la lista dei polimeri, provenienti dai rifiuti importati, consentiti per l’importazione. Una mossa che però, secondo Greenpeace, non risolve del tutto il problema: a essere messo al bando sarebbe, ad esempio, il polietilene, presente nel 94% dei rifiuti di plastica esporati dal Regno Unito, ma non il polipropilene, presente in quasi tutte le bottiglie di plastica.

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