AttualitàRifiuti

Plastica, trovate in Malesia migliaia di tonnellate di rifiuti italiani VIDEO

Condividi

Il governo malese ha intimato all’Italia di smettere di scaricare illegalmente i rifiuti  plastici non riciclabili sul loro territorio, dopo la drammatica scoperta di Greenpeace che ha trova centinaia di discariche abusive. Abbiamo intervistato Giuseppe Ungherese, coautore dell’inchiesta.

Quella di Greenpeace è un’indagine di grande importanza. Bisognerà approfondire tutte le informazioni acquisite, perché si tratta di un tema che coinvolge numerosi Paesi e che mostra con chiarezza la necessità di lavorare a controlli più approfonditi e stringenti”. Così, in una nota, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa commenta l’indagine di Greenpeace su un traffico illecito di rifiuti italiani in Malesia, spedizioni avvenute illegalmente e che riguarderebbero 1.300 tonnellate di rifiuti in plastica solo nei primi 9 mesi dello scorso anno.

Dati che, se confermati, testimoniano ancor più la necessità di adottare misure urgenti per prevenire queste pratiche illegali e vergognose – continua Costa – Dobbiamo portare avanti senza sosta la battaglia intrapresa per ridurre al minimo la produzione e il consumo dell’usa e getta, e intraprendere con sempre maggiore convinzione il passaggio ad un’economia circolare che sappia puntare sul mercato del riciclo, riuso e rigenerazione dei materiali”.

Il governo malese ha chiesto ufficialmente a quello italiano di porre fine all’esportazione illecita di rifiuti di plastica in Malesia dopo che un’indagine ha messo in luce i danni causati dallo sfruttamento del paese asiatico come principale discarica di plastica non riciclabile.

La Cina vieta la plastica monouso: si parte dai sacchetti

Le importazioni malesi di rifiuti di plastica dai paesi ricchi sono aumentate notevolmente da quando la Cina, in precedenza il più grande importatore del mondo, ha imposto un divieto a gennaio 2018.

L’inchiesta di un team di giornalisti di Greenpeace Italia ha rilevato che delle 2.880 tonnellate di rifiuti di plastica che l’Italia ha esportato in Malesia tra gennaio e settembre dell’anno scorso, quasi la metà è stata ricevuta da società che operano illegalmente. Poiché quelle aziende non hanno la capacità di gestire la plastica contaminata e non riciclabile, gran parte dei rifiuti finisce accumulati fuori dalle loro fabbriche, bruciati o in discarica.

45 tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente in Polonia: buona parte è plastica italiana VIDEO

Una analisi che Greenpeace è riuscita a condurre anche grazie a documenti riservati, ottenuti dal governo di Kuala Lumpur, contenenti i nomi delle 68 aziende malesi autorizzate a importare e trattare rifiuti in plastica dall’estero. «Pochi mesi fa – dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – abbiamo mostrato le drammatiche conseguenze sanitarie e ambientali delle esportazioni di rifiuti in plastica dall’Italia verso la Malesia. Ora, con questa nuova inchiesta, sveliamo le illegalità che si celano dietro questi fenomeni. Si tratta di una situazione inaccettabile che conferma, ancora una volta, l’inefficacia del sistema di riciclo e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta».

L’industria malese della lavorazione delle materie plastiche vale circa 600 milioni di euro. Zuraida Kamaruddin,  ministro malese responsabile della gestione delle materie plastiche, ha dichiarato a Greenpeace: “Se non proviamo a trarne vantaggio economico, qualcun altro lo farà”.

Rifiuti, in partenza il progetto per ripulire il Vietnam e i suoi fiumi

Greenpeace ha consegnato le sue indagini ai pubblici ministeri italiani. Paola Ficco, un avvocato ambientale, ha affermato che se venissero riscontrate effrazioni, tutti coloro che sarebbero stati coinvolti nel traffico illegale di plastica potrebbero essere soggetti a gravi sanzioni.

Nel corso degli ultimi anni, la Malesia è diventata una delle principali destinazioni delle esportazioni di rifiuti occidentali in plastica di bassa qualità e di difficile riciclo, pur essendo sprovvista di un sistema di trattamento e recupero efficace e di rigorose regolamentazioni ambientali, alimentando così un mercato globale spesso illegale.

Un sistema che interessa anche l’export di rifiuti in plastica dall’Italia. “L’esportazione dovrebbe essere l’ultima ratio, una società tecnologicamente avanzata deve essere in grado di gestire i propri scarti; se non lo è, deve interrogarsi seriamente su quello che sta facendo”, dichiara Paola Ficco, giurista ambientale e avvocatessa. Il punto non è, secondo la giurista, se i rifiuti plastici italiani debbano essere spediti in Malesia, “il punto è che questi rifiuti non dovrebbero essere spediti all’estero“. Peccato che la realtà documentata dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia sia ben diversa.

(Visited 122 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago