Inquinamento

Plastica, i satelliti possono aiutare a rilevare i detriti galleggianti negli oceani

Condividi

La dott.ssa Lauren Biermann ha scoperto che i rifiuti di plastica negli oceani sono ormai visibili dai satelliti, che possono localizzarli per aiutare a rimuoverli.

Nel 2018 Lauren Biermann iniziò a perlustrare, grazie all’aiuto delle immagini satellitari, la costa delle Isle of May in Scozia alla ricerca dei segnali che indicassero la presenza di alghe galleggianti per un progetto universitario. Quello che però attirò la sua attenzione furono delle “linee di punti bianchi sulla superficie del mare“.

Carrefour, ritirati dalla vendita lotti di bottiglie di latte: conterrebbero pezzi di plastica

Era strano perché vedevo oggetti che galleggiavano ma non sembravano piante” ha raccontato la dottoressa Biermann, che ora lavora al Plymouth Marine Laboratory. La dottoressa ha pensato al fatto che potesse essere plastica ma per lei era difficile da credere che ce ne fosse così tanta sulle coste scozzesi: “Ho passato tre mesi a cercare di dimostrare che non fosse plastica così ho creato una lista di tutte le cose che galleggiano, tra cui la schiuma e la corteccia”. Nel corso delle sue indagini Biermann si è imbattuta in un progetto della University of the Aegean, nel quale un team di accademici e studenti ha utilizzato i droni e le immagini satellitari per identificare gli oggetti di plastica sulla superficie del mare. Questi dati hanno aiutato la dottoressa con la sua ricerca: “Alla fine mi sono convinta fosse plastica. E’ stata la prima volta che ho avuto dati che convalidassero quanto visto in Scozia ed è cosi che ho creato una mappa spettrale della plastica da poter applicare in altri luoghi”.

Biermann e i suoi colleghi hanno pubblicato le scoperte dei loro studi su Scientific Reports. In primo luogo hanno ottenuto dei dati in alta risoluzione dall’European Space Agency, che li raccoglie dal satellite Sentinel-2 Earth; in seguito hanno utilizzato le informazioni della University of the Aegean che li ha aiutati a differenziare i detriti di plastica dal resto dei materiali e infine, grazie ad un algoritmo, hanno creato un “Floating Debris Index” (Indice dei detriti fluttuanti) che identificasse le macroplastiche che galleggiano sulla superficie: ogni oggetto di plastica maggiore di cinque millimetri appartiene alla categoria delle “macroplastiche” mentre ogni oggetto inferiore a questa grandezza viene considerato “microplastica”: “Quando leggo un articolo o un post sull’inquinamento della plastica in mare utilizzo il Sentinel-2 per osservare l’area di cui si parla e processo i valori grazie al FDI…poi li estraggo e li inserisco nell’algoritmo di apprendimento automatico”.

Turchia, il paese non riesce a gestire la quantità di plastica che importa

Biermann e i suoi colleghi hanno utilizzato questo metodo sulle acque costiere di Accra, San Juan Island, Da Nang e la costa orientale della Scozia, con una precisione dell’86%. Tuttavia questo processo non è sempre lineare. Le nuvole e il mare mosso possono compromettere i dati e le macroplastiche si spostano velocemente: “Le cose possono cambiare molto in fretta quindi le immagini scattate qualche giorno fa possono andare più bene”. La plastica si sposta negli oceani ma venti e correnti oceaniche la spingono in aggregazioni che rimangono al loro posto e che Biermann spera di riuscire a identificare per utilizzare queste informazioni e trovare una soluzione: “Ci sono delle operazioni di pulizia come Ocean Voyages Institute con le quali speriamo di lavorare. Potrebbero andare nei posti che abbiamo identificato e rimuovere tonnellate di plastica. Si tratta del primo esercizio tecnico ma ci piacerebbe applicare il metodo anche a fiumi e acque aperte”.

Inquinamento, Coca-Cola e Pepsi non stanno rispettando i propri impegni sulla plastica

Questi dati satellitari però non possono essere una soluzione per risolvere l’inquinamento della plastica: “Il modo per ridurre l’inquinamento della plastica è risolvere il problema alla sua fonte. Sappiamo che la vasta maggioranza della plastica proviene dalla terra quindi non si tratta solo di risolvere il problema della produzione ma anche quello della gestione dei rifiuti”. La speranza è che questi dati possano aiutare a far crescere la consapevolezza del problema della plastica a livello globale e ad ispirare azioni per risolvere il problema. “Quello che non voglio è vedere il mio lavoro utilizzato per fare ‘greenwashing’ sul tema. Non è il caso, e anche se lo fosse, dire che la plastica in mare è visibile dallo spazio dovrebbe far comprendere la gravità del problema. Gli individui non sono il problema e il nostro atteggiamento non crea un problema così grande da essere visto dallo spazio. In realtà è un problema a livello industriale”.

(Visited 16 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago