Scienza e Tecnologia

NET4mPLASTIC, un progetto internazionale per valutare livelli di plastica in mare

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Plastica. Come si disperdono i rifiuti in mare? dove si accumulano? e qual è la loro composizione? 

Sono alcune delle domande a cui vuole rispondere il progetto NET4mPLASTIC.

Il progetto, della durata di 30 mesi è cofinanziato per 2.106.844 euro dal Fondo Europeo Interreg Italia-Croazia.

NET4mPLASTIC, coordinato dall’Università di Ferrara, aggrega importanti competenze trasversali ed internazionali che fanno capo ad enti ed istituzioni italiane (Università di Ferrara e Trieste, Regione Marche, Istituto di Sanità Pubblica Veterinaria di Abruzzo e Molise) e croate (Università di Spalato, Istituto Didattico per  la Sanità Pubblica e Istituzione Pubblica per il Coordinamento e Sviluppo del Distretto di Spalato Dalmazia) oltre a due aziende private (Hydra Solutions e Prosoft).

Inoltre nel progetto sono state coinvolte altre istituzioni tra cui il consorzio universitario CURSA.

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In particolare – spiega il prof. Simeoni del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra – verranno raccolti dati sulla distribuzione, provenienza e caratterizzazione delle macro e microplastiche presenti nel mare, nei sedimenti e nei molluschi, monitorando tratti costieri italiani e croati. Ciò consentirà di migliorare le conoscenze dell’impatto sull’ambiente e sulla salute umana. Inoltre NET4mPLASTIC mira a sviluppare sistemi di allerta sulla presenza di macro e microplastica nel mare, droni marini ed aerei per il monitoraggio di questi rifiuti, ed a fornire indicazioni per la rimozione e riciclaggio delle plastiche.

La plastica rappresenta la quasi totalità (60-95%) dei rifiuti rinvenuti nei mari del mondo e il principale rifiuto rinvenuto sulle spiagge e sui sedimenti marini.

L’80% di tutta questa plastica proviene da fonti terresti ed il 20% da fonti marine (come pesca, acquacoltura e trasporto navale).

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Il bacino del Mediterraneo, con il 30% del traffico mondiale, un turismo molto sviluppato ed una popolazione costiera che supera i 300 milioni di abitanti, è una delle zone al mondo più colpite dal problema dei rifiuti marini: la densità delle microplastiche galleggianti può raggiungere 60 milioni di particelle al chilometro quadrato, per un totale di circa 250 miliardi di particelle galleggianti.

In questo mare la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti rinvenuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge.

Ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche finiscono nei mari d’Europa: il Mar Mediterraneo è il principale serbatoio.

Nell’ambito del progetto sono stati identificati dei siti pilota, per l’Emilia-Romagna l’area della Sacca di Goro, dove verranno svolte attività di rilievo per valutare i livelli di plastica presenti nell’acqua di mare, nei sedimenti e nei molluschi.

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In particolare, nella giornata di giovedì 5/12/2019 è stata svolta un’attività dimostrativa durante la quale sono stati effettuati campionamenti di molluschi nell’area di Goro e di sedimenti sui fondali e lungo la spiaggia. I campioni raccolti verranno analizzati per valutare la presenza di microplastiche sia nel biota che nei sedimenti.

L’attività è stata svolta insieme alle Università di Ferrara e Trieste, all’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale “G. Caporale” dell’Abruzzo e del Molise e all’ Istituto Didattico per la Sanità Pubblica di Fiume (Croazia).

L’azione dimostrativa ha utilizzato due imbarcazioni (Kimba e Corona), ha goduto del supporto della Cooperativa di Pescatori di Goro (CO.PE.GO.) e della collaborazione del Vicepresidente regionale della Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna Vadis Paesanti.

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