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La posidonia oceanica può aiutarci a raccogliere la plastica nei nostri mari

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Plastica. La posidonia oceanica, la pianta acquatica tipica del Mar Mediterraneo, può catturare e raccogliere milioni di particelle di plastica che si trovano in mare. È quanto emerge dallo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, condotto dagli esperti della Facoltà di Scienze della Terra e dell’Istituto di ricerca sulla biodiversità (IRBio) dell’Università di Barcellona (UB).

I ricercatori hanno studiato il ruolo della posidonia oceanica come filtro e trappola per la plastica nelle zone costiere.

La posidonia ha caratteristiche simili alle piante terrestri, con radici, un fusto rizomatoso e foglie nastriformi che possono raggiungere anche il metro di lunghezza e nelle sue fitte praterie, costituisce un habitat di grande valore ecologico per la biodiversità marina.

Lo studio, si è concentrato sulla capacità di questa specie di intrappolare ed estrarre le materie plastiche dalle posidonie sulle coste di Maiorca.

Durante le tempeste infatti, attraverso le onde più violente, il mare espelle degli agglomerati di questa fibra naturale dalla forma sferica che hanno al loro interno frammenti di plastica.

Secondo le analisi del team di ricercatori, guidati da Anna Sànchez-Vidal, le microplastiche che restano intrappolate in queste ‘sfere’ sono principalmente filamenti, fibre e frammenti di polimeri più densi rispetto all’acqua di mare come il polietilentereftalato (PET).

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I ricercatori hanno poi spiegato che ‘come risultato dell’erosione meccanica nell’ambiente marino, alcune componenti delle materie plastiche presenti sui fondali marini rilasciano fibre lignocellulosiche lentamente intrecciate fino a formare agglomerati sferici, noti come aegagropilae’.

Non sono stati ancora condotti studi per quantificare il volume di aegagropilae depositate sulle spiagge, ma stando alle stime attuali, in questo modo possano essere prelevati circa 1.470 plastiche per chilogrammo di fibra vegetale.

Come afferma la ricercatrice Anna Sànchez-Vidal, “non possiamo conoscere completamente l’entità di questa esportazione di plastica verso la terra. Tuttavia, le prime stime rivelano che le palline di Posidonia potrebbero raccogliere fino a 867 milioni di plastica all’anno”.

I ricercatori hanno infine ribadito che l’impronta inquinante della plastica derivante dall’attività umana è un grave problema ambientale che colpisce gli ecosistemi costieri e oceanici di tutto il mondo.

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Dal loro sviluppo negli anni Cinquanta del XX secolo, questi materiali sono stati lasciati e accumulati nei fondali marini (che fungono da pozzo per le microplastiche) e sono trasportati dalle correnti oceaniche, dal vento e dalle onde.

“Le plastiche – avverte Anna Sànchez-Vidal – che troviamo galleggiare nel mare sono solo una piccola percentuale di tutto ciò che abbiamo gettato nell’ambiente marino”.

Questo nuovo ‘ruolo’ della Posidonia ha una valenza molto importante soprattutto nell’area marina del Mediterraneo che possiede vastissime praterie di Posidonia (fino a quaranta metri di profondità) ed elevate quantità di plastica galleggiante e nei fondali marini.

“Questo – concludono gli esperti – è il motivo per cui dobbiamo proteggere e preservare questi ecosistemi vulnerabili. Tuttavia, la migliore strategia di protezione ambientale per mantenere gli oceani liberi dalla plastica è ridurre le discariche, un’azione che richiede di limitarne l’utilizzo da parte della popolazione”.

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