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Plastica, cosa sono e quale pericolo si nasconde dietro le ‘lacrime di sirena’

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Plastica. Si sente sempre più spesso parlare di microplastiche, quelle piccole particelle di materiale plastico (generalmente più piccole di un millimetro), provenienti dalla cosmetica, abbigliamento e processi industriali. 

I rifiuti plastici sono stati suddivisi in quattro classi dimensionali (Eriksen et al., 2014):

  • le macroplastiche (>200 mm);
  • le mesoplastiche ( 4,76-200 mm);
  • le microplastiche di medie dimensioni (1,01-4,75 mm);
  • le microplastiche più piccole (0,33-1,00 mm).

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A queste quattro categorie però, vanno aggiunte le nanoplastiche, le cui ridottissime dimensioni rendono impossibile il loro campionamento tramite metodi tradizionali:

  • secondo alcuni autori viene definito nanoplastica un frammento plastico di dimensioni inferiori a 20 µm (microns, cioè un millesimo di millimetro; quindi: 1 µm = 1 × 10−6 m),
  • secondo altri addirittura al di sotto dei 100 nm (nanometri, ovvero un millesimo di micron; 1 nm = 1 × 10−9 m) (Koelmans et al., 2015).

Non tutte le microplastiche però, derivano dalla frammentazione di pezzi più grandi, i nurdle (o lacrime di sirena), sono plastiche primarie, microscopiche palline con cui vengono prodotti altri oggetti.

Queste piccole palline, sono la base della maggior parte degli articoli di plastica: dalle bottiglie monouso agli apparecchi televisivi.

Misurano normalmente dal millimetro al mezzo centimetro.

Ma se da una parte, queste loro piccole dimensioni ne rendono facile il trasporto, dall’altra, ne rendono difficile la gestione.

Molto spesso infatti vengono accidentalmente disperse nell’ambiente durante il trasporto oppure dagli scarichi degli stabilimenti industriali, mettendo in serio pericolo l’ambiente marino.

Nel luglio 2012 al largo di Hong Kong sei container con 150 tonnellate di nurdle si sono rovesciati in mare provocando un enorme disastro ambientale.

È proprio il potenziale danno che i granuli hanno sull’habitat marino ad averle definite “lacrime di sirena”.

Le loro piccole dimensioni, la sagoma arrotondata e la gamma di colori li rendono cibo attraente per gli animali marini che le scambiano per uova di pesce o piccole prede.

Ma questo ‘invitante cibo’, contiene diverse sostanze chimiche nocive: l’ampio rapporto tra superficie e dimensioni e la composizione in polimeri dei granuli permettono agli inquinanti organici persistenti (i cosiddetti POP, persistent organic pollutants)di accumularsi sulla loro superficie.

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I granuli possono inoltre essere colonizzati da microbi pericolosi per l’uomo.

Queste tossine poi, si trasferiscono sui tessuti degli organismi che li ingeriscono.

Uno studio condotto sui granuli rinvenuti su cinque spiagge balneari del East Lothian in Scozia, ha evidenziato come tutti i nurdle erano rivestiti da Escherichia coli – il batterio responsabile dell’avvelenamento alimentare.

Ma questi granuli, sono così nocivi che alle persone incaricate della pulizia delle spiagge, è stato chiesto di non esporsi al contatto diretto con la pelle.

Secondo una stima, nel Regno Unito vengono dispersi dall’industria della plastica cinquantatre miliardi di granuli all’anno.

La quantità di granuli normalmente impiegata per la fabbricazione di 88 milioni di bottiglie di plastica.

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Sono diverse le organizzazioni che cercano di aumentare la conoscenza dei granuli e dei loro pericolosi effetti.

La ‘The Great Global Nurdle Hunt, promossa da Fidra – una non-profit scozzese che si occupa di tematiche ambientali – e la Marine Conservation Society incoraggiano le persone a fare attività di scienza partecipata, raccogliendo dati sulla densità dei granuli nelle spiagge di tutto il mondo.

La raccolta dei dati aiuta a identificare le principali sorgenti di questo tipo di inquinamento causato dall’industria della plastica, che potrà usare le informazioni per migliorare la gestione del problema. Questa “caccia” si apre per dieci giorni ogni anno a febbraio.

Le attività di scienza partecipata hanno lo scopo di aggiornare una mappa globale dei ritrovamenti di granuli, per evidenziare proprio l’estensione dell’inquinamento e come questo si evolva nel tempo.

Dal 2012 il numero di spiagge censite ha superato le milleseicento in sei continenti e diciotto nazioni, con oltre sessanta associazioni coinvolte.

Per partecipare a queste attività di scienza partecipata, raccogliendo dati sui granuli, ci sono degli utili consigli da seguire, facilmente reperibili on line (evitando così di confonderli con sfere di polistirolo, proiettili per armi ad aria compressa o fossili).

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