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Plastica, 414 milioni di rifiuti in un’isola di soli 600 abitanti VIDEO

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Sulle spiagge delle piccole isole dell’arcipelago di Cocos (Keeling), abitate da solo 600 persone, gli scienziati marini hanno trovato 977mila scarpe e 373mila spazzolini da denti. Uno studio approfondito dei rifiuti sulle isole – uno dei posti più remoti della Terra, al centro dell’Oceano Indiano – ha riferito di una quantità impressionante di spazzatura portata a riva dalla corrente, per un totale di 414 milioni di pezzi di plastica, peso totale 238 tonnellate.

Per lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, questa gigantesca quantità di rifiuti è un altro sintomo di quanto siano ormai inquinati gli oceani, e sottolinea “un crescente e preoccupante trend nella produzione e nello smaltimento di prodotti a uso singolo”.

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L’autrice dello studio, Jennifer Lavers dell’ Istituto degli Studi Marini e Antartici dell’Università della Tasmania, ha dichiarato che le isole remote a popolazione ridotta sono gli indicatori più efficaci della quantità di plastica presente negli oceani. “Isole come queste sono come i canarini nelle miniere di carbone ed è sempre più urgente che agiamo in conseguenza dei segnali di allarme che ci inviano. L’inquinamento plastico è adesso onnipresente nei nostri oceani, e le isole lontane dalla civiltà sono il posto ideale per avere una veduta obiettiva della quantità di rifiuti plastici che circola nel nostro pianeta”.

Ciò che ha stupito di più i ricercatori è stato trovare che la quantità di spazzatura sepolta fino a 10 centimetri al di sotto della superficie fosse addirittura 26 volte più grande di quella visibile; questo potrebbe aver causato una sottostima del problema durante le precedenti ispezioni che si sono fermate alla superficie.

Di questa quantità immane di rifiuti la maggior parte è formata da oggetti a uso singolo come bottiglie, posate di plastica, borse e cannucce.

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“La nostra costante e eccessiva richiesta di plastica, associata a una politica di smaltimento dei rifiuti totalmente inadeguata, ha causato una miriade di effetti negativi sugli ambienti marini, di acqua dolce e terrestri, compresa la coesione e l’ingestione dei rifiuti e la conseguente esposizione agli agenti chimici associati alla plastica”, scrive la Lavers sulla ricerca.

“Purtroppo la situazione sull’arcipelago di Cocos non è unica, abbiamo ampie documentazioni di quantità significative di rifiuti su altre isole e aree costali dall’Artico all’Antartico. Tutto questo riflette i sintomi acuti di un problema serio che sta diventando sempre più grave”.

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La quantità di rifiuti sull’isola è tale che la popolazione locale ci metterebbe 4000 anni per generare la stessa quantità. Una delle coautrici dello studio, Annett Finger della Victoria University, ha dichiarato che la produzione globale di plastica continua a aumentare: “Una media di 12milioni di tonnellate di plastica è entrata nei nostri oceani nel solo 2010, con circa il 40% che viene gettata nello stesso anno in cui viene prodotta. Come risultato della crescita della plastica a uso singolo adesso si stima che ci siano 5,25 trilioni di pezzi di rifiuti plastici negli oceani” – continua – “Il problema è talmente grave che ormai non è possibile ripulire gli oceani, e pulire le spiagge una volta che sono inquinate è un lavoro lungo, costoso e soprattutto deve essere eseguito regolarmente, visto che migliaia di pezzi di plastica arrivano a riva ogni giorno”.

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