Plastica, G20 Ambiente firma accordo per combattere inquinamento negli oceani

Plastica. Si è concluso con un nuovo accordo internazionale per combattere l’inquinamento da plastica negli oceani, il G20 Clima ed Energia tenutosi a Karuizawa nella Prefettura di Nagano, in Giappone.

L’accordo non vincolante, firmato dai Ministri dell’Ambiente e dell’Energia del G20, prevede di condividere informazioni, piani, misure, strategie e best practice per ridurre le emissioni e l’inquinamento da plastica nei mari tra le 20 nazioni firmatarie.

Il quadro di collaborazione in particolare, fa menzione ad un uso più efficiente delle risorse naturali, allo sviluppo di tecnologie e metodologie innovative nella gestione dei rifiuti e nel trattamento delle acque ed all’incentivazione di prodotti ecosostenibili.

Plastica, ogni settimana ingoiamo l’equivalente di una carta di credito

“Nel documento finale del G20 c’è un impegno della comunità internazionale a lottare contro l’inquinamento da plastica nei mari – ha scritto in una nota stampa il Ministro dell’Ambiente italiano, Sergio Costa – è un buon risultato, un importante primo passo che adesso dovrà essere sostanziato da azioni concrete e da impegni sempre più stringenti. È arrivata l’ora di uscire dall’era del Plasticocene, (Plastic age) l’era dominata dalla plastica usa e getta e lo si può fare solo lavorando tutti insieme”.

L’accordo però, non fa diretto riferimento al divieto di particolari tipologie di prodotti in plastica monouso, come prevede invece la direttiva approvata lo scorso marzo dall’Unione Europea, ma si limita ad invitare i Paesi firmatari ad impegnarsi per contenere la produzione di prodotti “non necessari”.

Vietnam, stop alla plastica monouso in uno dei paesi asiatici più inquinanti

“Dobbiamo fare presto e se non lavoriamo tutti insieme per unire le forze sugli stessi obiettivi, questa sarà ricordata come l’era geologica del Plasticocene” – ha detto nel suo intervento il Ministro Costa, sottolineando come “La quasi totalità del marine litter, cioè l’inquinamento da plastica in mare, è originata da una scorretta o mancante gestione dei rifiuti, sia che derivi dal rilascio diretto
nell’ambiente, per mancanza di consapevolezza delle conseguenze, o da lacune del ciclo della gestione dei rifiuti, sia urbani che industriali. Noi finalmente abbiamo iniziato ad affrontare questo problema, con la legge che consente di riportare a terra i rifiuti pescati in mare, composti principalmente da plastica”.

Per Costa, “non abbiamo scelta: dobbiamo spostarci verso un modello economico circolare che permette ai rifiuti di essere riciclati o sostituiti con materiale durevole o biodegradabile.
Anche qui, stiamo affrontando il tema con i decreti end of waste sul riciclo dei materiali: uno gia’ e’ realta’ (prodotti assorbenti, pannolini ecc ecc..) e ce ne sono 17 in arrivo”.

Plastica monouso, bandita in Canada dal 2021. Trudeau: “Farà bene al pianeta e all’economia”

“E’ chiaro – ha poi concluso – che vanno considerati molti fattori collegati: penso a tutte le aziende che producono plastica monouso e a tutti i loro lavoratori, per questo abbiamo avviato un’interlocuzione con loro già da tempo per capire le loro esigenze e sviluppare un piano di riconversione da plastiche monouso a, per esempio, manufatti compostabili”.

A non rendere possibile la definizione di obiettivi e standard comuni, sono state proprio le diverse culture, livelli di sviluppo e benessere economico e sociale di cui si compone il G20.

Del forum, fanno infatti parte i rappresentati di Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Sud Corea, Turchia, Unione Europea.

Plastica, 660mila tonnellate finiscono nel Mar Mediterraneo

Sono felice che, insieme a nazioni emergenti e in via di sviluppo, siamo riusciti a raggiungere un accordo quadro internazionale”ha commentato il Ministro dell’Ambiente giapponese, Yoshiaki Harada.

L’accordo infatti, arriva a pochi giorni dall’annuncio del Giappone che, sulla scia di quanto fatto dal Regno Unito, ha fissato l’obiettivo di decarbonizzazione di industria e società entro la seconda metà del secolo.

A fine mese, tra il 28 e il 29 giugno, la città di Osaka ospiterà i grandi del mondo in una nuova riunione del G20, stavolta con la presenza dei Capi di Stato.

In un comunicato disgiunto, i Ministri dell’Energia riuniti a Karuizawa hanno lanciato un appello per garantire maggiore sicurezza agli approvvigionamenti energetici, tema particolarmente caldo dopo i recenti attacchi a due petroliere a largo dello Stretto di Hormuz, e soprattutto maggiori investimenti in fonti rinnovabili, idrogeno in particola modo (su cui il Giappone punta in particolar modo per ridurre la propria dipendenza da carburanti fossili).

Un nuovo appuntamento è stato “fissato” per l’autunno.

I Ministri dell’Ambiente si dovrebbero riunire nuovamente in Giappone per il G20 Resource Efficiency Dialogue per presentare alcune delle azioni concrete frutto dell’accordo stipulato a Karuizawa.

 

(Visited 172 times, 1 visits today)

Leggi anche

Call Now ButtonDiventa Green!