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Plastica, come il coronavirus ha fermato la lotta al monouso

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L’epidemia di coronavirus ha costretto le nazioni colpite a rivalutare l’uso di borse e altri suppellettili monouso, mettendo anche di fatto in pausa tutte le leggi atte a ridurre il consumo di plastica.

Il 2020 doveva essere l’anno in cui l’America si sarebbe ribellata contro la plastica.

I consumatori rifiutavano le cannucce e portavano con sé le loro tazze di caffè. I legislatori avevano proposto un’ondata di leggi senza precedenti per vietare la plastica monouso. Perfino aziende come Coca Cola e Pepsi si stavano aprendo all’idea che la plastica potrebbe non essere il futuro.

Poi è arrivata la pandemia di Covid-19. Ora gli attivisti temono che il movimento anti-plastica sia tornato nelle trincee.

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La lotta si è fermata su numerosi fronti negli Stati Uniti. I timori per la diffusione del virus sulle superfici hanno spinto diversi stati a vietare temporaneamente i sacchetti della spesa riutilizzabili, reimettendo inondazioni di sacchetti monouso sul mercato. Le principali normative volte a ridurre gli imballaggi in plastica sono state messe in pausa mentre le priorità dei legislatori si spostavano altrove. Maschere e guanti monouso sono diventati la norma della vita pandemica, insieme ai contenitori per alimenti in plastica da asporto e ai resti dei pacchetti Amazon.

Nel frattempo l’industria delle materie plastiche ha intensificato le sue attività di lobby, sollecitando le agenzie federali a dichiarare i benefici sanitari della plastica usa e getta e sostenendo che i divieti sui sacchetti di plastica andassero contro la salute pubblica.

Il movimento di riduzione della plastica era in piena corsa e otteneva successi più velocemente di qualsiasi problema ambientale su cui abbia mai lavorato”, ha affermato Martin Bourque, che gestisce l‘Ecology Center, il programma di riciclaggio a Berkeley, in California, che ha guidato la riduzione dei rifiuti dagli anni ’70 . “Da marzo è stato tutto sospeso.”

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La California ha da tempo aperto la strada agli sforzi anti-plastica, vietando le borse monouso nel 2014. Ma quando la pandemia ha colpito lo stato improvvisamente ha invertito la rotta, sospendendo la legge. Numerosi dipartimenti sanitari della contea della California hanno fatto un ulteriore passo avanti e hanno vietato ai clienti di portare i loro sacchetti riutilizzabili nei negozi.

Il risultato sono stati 500 milioni di sacchetti di plastica aggiuntivi distribuiti al mese nella sola California.

Almeno cinque stati – tra cui California, Massachusetts, Connecticut, New York e Maine – hanno vietato o ritardato il divieto di sacchi e altre leggi progettate per ridurre la plastica usa e getta a causa della pandemia, secondo un conteggio compilato dal Product Stewardship Institute, una ONG impegnata a ridurre gli impatti ambientali degli imballaggi. Il New Hampshire e l’Illinois, che non hanno divieti statali per i sacchetti di plastica, hanno comunque vietato ai clienti di portare i propri riutilizzabili nei negozi.

Mentre alcuni stati, compresa la California, stanno iniziando a ripristinare le loro vecchie leggi sulle borse di plastica, alcuni ambientalisti temono che potrebbe essere difficile riportare i consumatori sulla buona strada.

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Ci sono voluti cinque anni per convincere i clienti a portarsi dietro le proprie borse“, ha detto Borque, che gestisce il centro di riciclaggio della città di Berkeley. “Dal punto di vista di un riciclatore, il cambiamento è stato enorme. Tornare indietro e pensare che potremmo avere tutti quei sacchetti di plastica che ostruiscono i nostri canali di scolo, sporcare i nostri pascoli e ingombrare le nostre strade è davvero agghiacciante. ”

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