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Plastica, il sistema dell’Ocean Cleanup per ripulire gli oceani funziona

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Dopo una serie di tentativi, la barriera galleggiante progettata dalla ong olandese Ocean Cleanup funziona: il macchinario System 001/B  sta catturando i detriti di plastica del Pacific Trash Vortex.

Boyan Slat, allora diciannove, presentò per la prima volta al mondo la  macchina per raccogliere i rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche.

Lo scorso 2 ottobre la stessa ong olandese Ocean Cleanup ha spiegato che, dopo un anno di test e le modifiche apportate in seguito a un guasto, il macchinario System 001/B raccoglie detriti plastici di ogni tipo e dimensione, dalle microplastiche alle reti fantasma. “Gli ingegneri dell’organizzazione sono riusciti a sviluppare un sistema autonomo che utilizza le forze naturali dell’oceano per catturare e concentrare passivamente la plastica, confermando così il principio più importante alla base del nostro concetto di pulizia”, si legge nel comunicato stampa diffuso da Ocean Cleanup.

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Il secondo prototipo è partito da Vancouver lo scorso giugno, dopo che il primo, il System 001, aveva subito un guasto provocato dalla costante esposizione alle onde e al vento. L’obiettivo era il medesimo: ridurre gradualmente l’estensione della più grande isola di plastica del pianeta, il Pacific Trash Vortex.

Varato nel giugno 2019 a Vancouver, il prototipo System 001/B rappresenta il secondo tentativo di mostrare l’efficacia del sistema e, secondo Slat, il grande braccio galleggiante starebbe raccogliendo con successo rifiuti di ogni genere, dalle reti da pesca abbandonate alle ruote di automobili, fino ai minuscoli frammenti di plastica dalle dimensioni di 1 millimetro.

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I primi risultati fanno dunque ben sperare, anche perché il System 001/B si è dimostrato capace di intercettare anche le microplastiche.

Il prossimo passo, ha annunciato il giovane imprenditore olandese, è la progettazione di un nuovo macchinario, il System 002, in grado di ripulire vaste aree marine e di trattenere la plastica raccolta per lunghi periodi di tempo, in attesa di essere portata a terra per il riciclaggio. “Il nostro team ha risolto con determinazione immense sfide tecniche per arrivare a questo punto – ha detto Slat in conferenza stampa. – Anche se abbiamo ancora molto lavoro da fare, sarò eternamente grato al team per l’impegno e la dedizione verso la nostra missione e non vedo l’ora di continuare con la prossima fase di sviluppo”.

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Il Trash Free Seas Program dell’Ocean Conservancy, un’organizzazione ambientale senza scopo di lucro, stima che ogni anno vengano abbandonate o perse in mare durante le tempeste tra le 600.000 e le 800.000 tonnellate di attrezzi da pesca. Altre 9 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, tra cui bottiglie, buste, giocattoli e altri oggetti, affluiscono ogni anno nell’oceano attraverso spiagge e fiumi.  Slat intende rafforzare il dispositivo Ocean Cleanup per renderlo più forte e affidabile, in grado di restare in mare più a lungo ed essere “svuotato” una volta l’anno: “ci aspetta ancora molto lavoro“.

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