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Contro l’inquinamento da plastica tappi che non si staccano dalle bottiglie. Alcune aziende note l’hanno già fatto: è solo greenwashing?

L’equazione plastica=danni all’ambiente continua ad essere valida e, secondo quanto riporta l’OCSE, non ce ne liberemo presto, anzi, nel 2060 la quantità di inquinamento da plastica potrebbe triplicare. Ma in questo scenario allarmante c’è qualche buona notizia, o quantomeno si intravede la volontà di agire con misure volte a ridurre la dispersione di questo materiale. E si parte dalle bottiglie di plastica, per la precisione dai loro tappi.

Tappi in plastica, ecco cosa prevede la Direttiva SUP dell’UE

La Direttiva SUP (Single Use Plastic) dell’Unione Europea, è volta a prevenire e ridurre l’impatto ambientale della produzione di determinati prodotti in plastica e a promuovere la transizione verso l’economia circolare. Basandosi sul principio del “chi inquina paga”, la direttiva adotta una serie di misure che “intendono produrre entro il 2026 una riduzione quantificabile del consumo dei prodotti di plastica monouso, bandendo quindi la plastica monouso non riciclabile. Già dal gennaio 2021, infatti, gli Stati membri hanno vietato l’immissione sul mercato di prodotti in plastica usa e getta come piatti, posate, bastoncini cotonati, aste di sostegno per i palloncini, cannucce.

A partire dal 3 luglio 2024, invece, toccherà ai tappi che si trovano sulle bottiglie. Quindi, i prodotti in plastica monouso consentiti dalla normativa potranno essere commercializzati solo se i relativi tappi e coperchi resteranno attaccati al contenitore. Un cambiamento al quale si dovranno adattare in primis le aziende che si occupano di packaging. Lo scopo della decisione è limitare l’inquinamento da plastica, riducendone la diffusione nell’ambiente che causa danni gravissimi alla fauna oltre che alla flora. I tappi sono poi tra i rifiuti che si trovano più frequentemente a terra e in spiaggia. Il fatto che restino attaccati al collo della bottiglia quindi, potrebbe limitarne la dispersione.

Alcune aziende hanno già adottato i “tethered cap”. È solo greenwashing?

Molte aziende si sono mosse in anticipo rispetto alla scadenza prevista dalla direttiva europea, mettendo in commercio già i cosiddetti “tethered cap”, ovvero tappi che restano attaccati alla bottiglia. La San Benedetto dal 2020 ha il tappo “Twist and Drink”, mentre Coca-Cola è partita con Fuze Tea e ha dichiarato anche la riduzione del 14% della plastica utilizzata per ogni tappo. La multinazionale poi, è impegnata in questi giorni con delle giornate di sensibilizzazione lungo le spiagge dell’Emilia Romagna per presentare il tethered cap e invitare turisti e cittadini a riciclare la plastica.

Ma siamo sicuri che non sia solo l’ennesima operazione di greenwashing di Coca Cola? Insieme a Nestlè e PepsiCo, la multinazionale  è tra quelle che inquinano di più al mondo con la produzione di plastica. Quindi si potrebbe pensare che le campagne di comunicazione portate avanti dal brand nei confronti di riciclo e riduzione della plastica non siano altro che greenwashing.

Tappi in plastica, cosa possiamo fare per ridurre il problema?

Essere fiduciosi e pensare che ognuno di noi abbia una coscienza civile – neanche ambientalista – che gli impedisca di gettare senza riflettere rifiuti nell’ambiente evidentemente non basta. Ci sono alcuni accorgimenti da adottare per evitare che i tappi in plastica, e più in generale tutti i rifiuti di questo materiale, continuino a contaminare il nostro pianeta. Ad esempio, preferire le borracce alle bottigliette monouso può già aiutare molto. Un’altra soluzione può essere quella di dotarsi di un filtro per migliorare la qualità dell’acqua dei rubinetti di casa, per cui lo Stato ha anche previsto un bonus.

I passi da fare per rendere il pianeta plastic free sono molti, ma iniziare è possibile e sta diventando sempre più semplice.

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