BALENA MORTA IN INDONESIA. ANCORA UN’ALTRA VITTIMA DELLA PLASTICA

Plastica. Gli oceani pieni di plastica e gli animali ne pagano le conseguenze. In questi giorni è stata trovata morta una balena sulle spiagge indonesiane del parco nazionale Wakatobi: 6 chili di spazzatura tra cui oltre un centinaio di bicchieri in plastica nel suo stomaco.

“Sebbene non siamo stati in grado di dedurre la causa della morte, ciò che abbiamo visto è davvero terribile”, ha dichiarato Dwi Suprapti, coordinatore della conservazione delle specie marine presso il WWF Indonesia.  Nello stomaco di un capodoglio di 9,5 metri sono stati trovati quasi 6 chili di spazzatura tra cui bottigliette, sacchetti e persino degli infradito, oltre un centinaio di bicchieri in plastica e 1.000 frammenti polimerici. Anche se le autorità, giunte sul luogo dello spiaggiamento, non sono state in grado di accertare le cause della morte e collegare il decesso alla plastica ingerita,  l’impressionante contenuto gastrico rilancia un allarme di per sé già grave.

Non è infatti la prima volta che succedono episodi di questo tipo nelle acque del sud-est asiatico. Un destino quasi identico era toccato a giugno di quest’anno ad una balena pilota arrivata agonizzante sulle rive della Thailandia. Gli otto chili di rifiuti che ostruivono il suo stomaco, hanno condannato il cetaceo ad una morte lenta per denutrizione, che ha reso inutile qualsiasi tentativo di salvataggio.

Secondo quanto rivelato da un rapporto del 2015 del Centro per l’economia e l’ambiente McKinsey, Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Tailandia, sono responsabili fino al 60 per cento dei rifiuti plastici che finiscono ogni anno negli oceani. Solo l’Indonesia, un arcipelago di 260 milioni di persone, butta ogni anno 3,2 milioni di tonnellate di plastica, di cui 1,29 milioni di tonnellate finisce direttamente in mare. Luhut Binsar Pandjaitan, ministro indonesiano degli affari marittimi, ha spiegato alla AFP che il governo si sta impegnando a ridurre l’uso della plastica monouso con una serie tra cui campagne di educazione ambientale scolastica. L’obiettivo è di ridurre l’uso di questo materiale del 70 per cento entro il 2025.

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