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Plastica tax, la “microtassa” più criticata. Favorevoli o contrari?

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Continuano le polemiche sulla plastic tax ma il  governo è pronto a rimodulare: “Ascolteremo le opinioni di tutti”,  afferma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Due schieramenti: da una parte chi la ritiene una misura necessaria per fermare l’invasione dalla plastica, dall’altra chi invece afferma che serva solo a far cassa.

Non possiamo prima applaudire i giovani in piazza per l’ambiente e poi non agire.” – sottolinea il ministro dell’Economia Gualtieri – “Una misura in tal senso è giusta, poi occorre modularla bene. Sono pronto a discutere con gli operatori del settore”. Parole alle quali ha immediatamente replicato Matteo Renzi sui social: “Per 24 ore un fiume di polemiche contro di me. Ora retromarcia in corso sulle nuove tasse (plastica e auto aziendali) Bene! Apprezzo il buon senso del ministro Gualtieri. Per Italia Viva conta solo il risultato #NoTax”.

Serve a dare una scossa, serve a invertire la rotta – scrive Di Maio su Facebook -. Non promuovi l’ambiente parlando, lo promuovi facendo delle scelte”.

Plastic tax, come funziona la tassa per disincentivare il monouso

Per l’Italia la plastic tax rappresenta una grande occasione, parola di ambientalisti.  “Dopo aver fatto scuola con il bando ai sacchetti di plastica nel 2011, ai sacchetti ultraleggeri per l’ortofrutta nel 2018, ai cotton-fioc nel 2019 e alla microplastica contenuta nei cosmetici, che scatterà nel 2020, norme copiate a livello internazionale, possiamo per l’ennesima volta diventare un esempio globale”. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, definisce “sacrosanta” la tassa di fronte a quella che è “la seconda emergenza globale dopo i cambiamenti climatici”, ma a patto che siano introdotte due modifiche. “Uno: va garantita l’esenzione per i prodotti in plastica riciclata. Due: la tassa va fatta pagare non solo agli imballaggi, 2 milioni di tonnellate, ma alla totalità dei manufatti in plastica, ulteriori 4 milioni di tonnellate”.

Per i posti di lavoro, assicura, nessun allarme: “Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha messo sul piatto il disco rotto del suo predecessore Errani, che quando nel 2006 venne approvato il bando dei sacchetti lanciò l’allarme occupazione: nessuna azienda ha chiuso perché sono state riconvertite le produzioni alle plastiche compostabili, operazione per cui questa volta saranno anche riconosciuti incentivi economici. Non è avvenuto allora, non credo avverrà adesso”. L’obiettivo è scoraggiare l’uso della plastica, di cui l’Italia è il secondo produttore europeo dopo la Germania, con otto milioni di tonnellate, oltre a essere il secondo più grande produttore di rifiuti del Mediterraneo, con 4 milioni di tonnellate, l’80% dei quali da imballaggi.

La plastic tax divide la sinistra. Renzi promette battaglia in Parlamento

Di questi, ricostruisce il Wwf nel rapporto “Fermiamo l’inquinamento da plastica”, solo un milione viene avviato al riciclo, mentre 2,5 milioni di tonnellate finiscono in discariche o inceneritori e il resto non viene neppure raccolto. “Tassare la plastica è giusto – sottolinea in un post Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia – ma il provvedimento sarà realmente incisivo? Il rischio è che ci si limiti al solo prelievo fiscale». Perché, afferma, “considerate le cifre in ballo”.  Il provvedimento “non sembra essere in grado di disincentivare i consumi”.

Nel caso di una bottiglia d’acqua, per esempio, la tassa potrebbe incidere di 1-3 centesimi sul prezzo finale, “una cifra troppo bassa per essere un vero deterrente all’acquisto”.

Oggi gli italiani producono un chilo di rifiuti plastici a testa ogni cinque giorni. Nel 2018, secondo i dati del Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) dei 2,3 milioni di tonnellate di imballaggi immessi sul mercato dei consumi, solo il 44,5% è stato avviato al riciclo. Perché? Gli impianti di trattamento scarseggiano, i materiali non sono riciclabili, i cittadini commettono troppi errori nella raccolta differenziata. Ma per l’ambiente il rischio è mortale. Il Mediterraneo, avverte il Wwf, è diventato una enorme discarica: ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono in mare, pari a 33.800 bottigliette al minuto, un inquinamento che potrebbe quadruplicarsi entro il 2050, con perdite per decine e decine di milioni di euro per la cosiddetta “blue economy”: acquacoltura, turismo costiero, nautica e crocieristica. —

La tassa sulla plastica? Non solo è necessaria a far quadrare i conti, ma è fondamentale per trasformare in politiche reali le dichiarazioni sulla svolta verde di questo governo e della maggioranza”. La senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama, non ha dubbi nel respingere le critiche di quanti vorrebbero cancellare subito la plastic tax. “Siamo invasi dalla plastica e questa è una norma indispensabile perché è facile fare campagne plastic free, dire difendiamo i nostri mari e quanto sono bravi questi ragazzi, quant’è brava Greta e poi non far nulla in concreto. Questa è una misura che attraverso la leva fiscale serve a disincentivare l’utilizzo della plastica, ad accelerare la transizione che ci porterà ad abbandonare la plastica monouso e al tempo stesso, attraverso una serie di incentivi, serve a riconvertire la produzione”.

Plastic tax, ecco come funziona la tassa sulla plastica per incentivare un’economia green

Ma la nuova tassa allarma l’intera filiera della plastica, da chi la produce a chi costruisce i macchinari per gli imballaggi, da chi la utilizza per confezionare cibi e bevande a chi realizza componenti auto. Preoccupa imprese grandi e piccole ed ovviamente tutti i sindacati. Il prelievo di 1 euro per ogni chilogrammo di plastica utilizzata (o introdotta nelle confezioni) già nel 2020 pesa per circa 1,1 miliardi di euro, prelievo che poi nel 2021 sale addirittura a 1,8 miliardi. Insomma un bel salasso, senza contare poi che sulle famiglie si dovrebbero scaricare ben 165 euro di costi in più l’anno.

A tremare è uno dei comparti più dinamici e innovativi della nostra economia, che vale nel complesso 40 miliardi di euro di fatturato, conta 10 mila aziende e ben 150 mila occupati, di cui 50 mila solo nel settore degli imballaggi. “La misura non ha finalità ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese”, protesta da giorni Confindustria, spiegando che “le imprese già oggi pagano il contributo ambientale Conai per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni di euro all’anno, dei quali 350 vanno a finanziare la raccolta differenziata dei Comuni”. Secondo il presidente di Federchimica Paolo Lamberti «la nuova tassa colpisce la plastica in modo demagogico, senza tener conto dell’impatto disastroso che avrà su tutte le imprese, con ricadute devastanti sugli investimenti a favore dell’innovazione”.

Arriva in manovra la plastic tax. Confindustria contraria: “Non ha finalità ambientali”

Anche i sindacati dei chimici esprimano altrettanta preoccupazione: “La plastic tax – recita una nota congiunta delle segreterie nazionali di Filctem Chil, Femca Cisl e Uiltec Uil – anziché aiutare la crescita e le riconversioni, contribuirebbe a determinare il soffocamento del settore della produzione e un’ingente perdita di posti di lavoro, che con questi presupposti sembra essere inevitabile. La tassa, inoltre, determinerebbe un aumento pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, contribuendo a indebolire ulteriormente la domanda interna e non a sostenerla, con evidenti ripercussioni negative per tutti i settori indicati”.

Paolo Scudieri, presidente del gruppo Adler, azienda leader nel campo della componentistica auto, altro comparto colpito dalla nuova tassa, lanci una provocazione molto forte: “Ci vorrebbe uno sciopero fiscale e dell’industria contro chi vuole distruggere l’economia ed europea nel nome di un falso ecologismo votato al consenso elettorale”.

Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente dal 1996 al 2000, boccia la misura della plastic tax: “Il sistema per gli imballaggi ha già da 20 anni le sovvenzioni del ‘contributo ambientale’ che serve alla raccolta differenziata, il riciclo e il recupero dei rifiuti degli imballaggi. Si tassano i produttori per un valore di 450 milioni di euro all’anno. Ma con un effetto ecologico, e non allo scopo di incrementare le casse del Paese.

“Grazie al ‘contributo ambientale’ si ricicla il 43 per cento della plastica, quindi la tassa è finalizzata alla tutela ambientale. Mentre con il costo di 1 euro al chilo per gli imballaggi non si contribuisce minimamente all’attività di riciclo, ma si punta solo ad introiettare denaro. Andando peraltro contro le direttive europee”, continua Ronchi.

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