pioggia inquinata da pfas

Secondo un recente studio, le percentuali di Pfas e altri agenti chimici inquinanti nelle acque piovane di tutto il mondo è un pericolo per l’intera umanità

L’inquinamento ormai è ovunque, anche nelle zone del mondo più remote. E a portarlo lì sono le piogge.

Un recente studio effettuato dall’Università di Stoccolma ha dimostrato che residui di Pfas e altri materiali chimici sarebbero presenti in livelli altamente inquinanti in quasi tutta l’acqua piovana del mondo.

Ciò la renderebbe, dunque, non potabile e potrebbe causare danni alla salute di milioni di persone che vivono in zone del mondo in cui l’acqua da bere proviene solo dal cielo.

Ian Cousins, autore dello studio  e insegnante al dipartimento di Scienze ambientali dell’università di Stoccolma, ha spiegato che i valori di Pfas trovati nelle acque piovane di tutto il mondo sono cresciuti negli ultimi decenni.

Non solo, i valori sono ormai così elevati che potrebbero essere causa di problemi di fertilità, aumento del rischio di cancro e persino ritardi nello sviluppo dei bambini.

Pfas nell’acqua piovana, il caso italiano

Se residui pericolosi di Pfas sono stati ritrovati anche in Antartide, dove di sicuro non c’è un’elevata presenza di industrie, qui in Italia la situazione di sicuro non può essere migliore.

Questo perché le aziende del Bel Paese – come quelle di mezzo mondo – utilizzano il Pfas in diversi processi produttivi: dall’impermeabilizzazione dei tessuti tecnici come il Gore-tex, al rivestimento anti-aderente delle pentole passando per i rivestimenti interni dei contenitori per alimenti.

I residui di queste produzioni, spesso, vengono smaltiti in maniera non consona. Quindi entrano nel sistema ambientale e da lì – tramite la pioggia – arrivano ovunque nel mondo. Ma non sempre fanno viaggi troppo lunghi.

“Qui, in Veneto, tre anni fa, prima della pandemia, c’è stato, tra le province di Vicenza e Padova, un grossissimo caso di acqua inquinata da Pfas: con valori 60 volte superiori alla norma. Tutta l’aria di Lonigo, nel Vicentino, è stata interessata da questo fenomeno, con 200 mila persone coinvolte dall’inquinamento da Pfas”, ha spiegato al quotidiano Il corriere della Sera Eriberto Eulisse, direttore del Centro internazionale civiltà dell’acqua.

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