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Allarme Antartide, strage di pinguini uccisi dai cambiamenti climatici

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La popolazione di pinguini pigoscelidi antartici è diminuita del 77% rispetto al 1980. La colpa è da attribuire ai cambiamenti climatici, che stanno sconvolgendo l’ecosistema antartico.

Il pinguino pigoscelide antartico si adatta perfettamente all’ambiente in cui vive. Questi pinguini vivono e si riproducono in alcune delle condizioni peggiori del mondo, nidificando nelle insenature rocciose della Penisola antartica, una striscia di terra nella parte più rigida del continente. In mare si nutrono di krill e sono tra i predatori più precisi, mentre sulla terra sono abili scalatori.

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La loro perfetta capacità di adattamento li rende il barometro ideale per il futuro dell’Antartide: se qualcosa dovese cambiare nell’ambiente marino, la salute di questi pinguini potrebbe essere un indicatore perfetto. Sono i canarini dell’Oceano antartico. Ma questi affettuosi emissari bianchi e neri dell’Antartide stanno cominciano a scomparire. Gli scienziati che stanno conducendo un censimento di questi pinguini sulla Penisola antartica hanno scoperto un drastico declino nelle colonie, in alcuni delle quali il calo è stato del 77% della popolazione negli ultimi 50 anni. I ricercatori, che hanno approfittato di un passaggio grazie alla spedizione di Greenpeace, hanno scoperto che il calo è avvenuto in tutte e 32 le colonie dell’Isola degli Elefanti. Nel complessivo la popolazione si è più che dimezzata, passando dai 122,550 esemplari nel 1971 ai 52,786 nel gennaio 2020.

“Questo declino significante serve a dare un’idea di come l’ecosistema dell’Oceano antartico sia cambiato negli ultimi 50 anni e l’impatto è evidente su specie come i pinguini pigoscelidi antartici” ha spiegato Heather J. Lynch, professoressa della Stony Brook University a New York.C’è qualcosa che non va nell’Oceano antartico” ha aggiunto Noah Strycker, uno dei membri del team e autore del libro The Thing with Featherssecondo le nostre previsioni è dovuto ai cambiamenti climatici che sappiamo stanno colpendo questa regione più di ogni altro posto nel mondo”. Il riscaldamento delle acque sta riducendo il ghiaccio e il plankton dal quale dipende il krill. L’acidificazione dell’oceano, un effetto derivante dall’aumento delle emissioni, può essere un altro dei fattori del calo.

Nelle ultime cinque settimane gli scienziati  si sono uniti con gli specialisti del Boston Northeastern University per svolgere un sondaggio sulle colonie di pinguini sulla costa occidentale della penisola. I pigoscelidi antartici preferiscono siti rocciosi e ventilati per nidificare perché gli permette di aver le migliori condizioni per tenere le uova asciutte e al sicuro. Queste condizioni rendono difficile la ricerca: gli scienziati affrontano le rigide temperature, il vento, la pioggia e la neve per raggiungere queste aree e contare il numero effettivo di pinguini, con l’ausilio dei droni. Una volta tornati al laboratorio, i membri dell’equipaggio utilizzano queste scoperte per insegnare ai computer come identificare i nidi attraverso l’I.A. per essere d’aiuto nei futuri censimenti.

I ricercatori hanno analizzato 56 colonie in 37 giorni. Finora sono stati rilasciati solamente i numeri relativi alle colonie dell’Isola degli elefanti, la prima ad essere analizzata, mentre per il report finale ci vorranno settimane. Ma queste scoperte iniziali possono essere importanti per analizzare il resto delle colonie “Dai pochi dati che abbiamo dal 1980, la popolazione di questi pinguini sembra essersi dimezzata” ha spiegato Steve Forrest, a capo della spedizione.

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Il 31 gennaio 2020, a 26 giorni dall’inizio della spedizione Forrest ha navigato intorno al promontorio President’s Head sulla Snow Island alla ricerca di potenziali colonie. Circa 30 anni fa i ricercatori hanno documentato la presenza di un colonia ma le barche di passaggio hanno detto di non averla più trovata: “Non ci aspettavamo di trovare la colonia, era solo una piccola speranza”. Alcuni delle colonie si trovano nelle aree più difficili da raggiungere per tanto il sondaggio viene svolto a distanza dalle barche, rendendo impossibile ottenere un dato preciso dei cambiamenti negli ultimi trent’anni. Tuttavia Forrest è sicuro che la popolazione dei pinguini sia in calo, in particolare nelle South Shetland Islands: “Ho visto molti nidi abbandonati, questo mi porta a  credere che ci sia un declino in generale ma è difficile quantificarlo”.

Mentre il numero dei pinguini pigoscelidi potrebbe essere in declino, i ricercatori hanno registrato un aumento della popolazione dei pinguini gentoo. I gentoo, privi della caratteristica fascia nera attorno alla gola che dà il nome al pigoscelide antartico, sono molto più flessibili su ciò che mangiano e sulle condizioni in cui si riproducono; questo gli permette di adattarsi più facilmente ai cambiamenti climatici. Forrest li definisce “i vincitori dei cambiamenti climatici” per la loro capacità di adattarsi alle stesse condizioni che minacciano il pigoscelide antartico.

Strycker ha descritto il processo con cui i gentoo stanno popolando le aree dei pigoscelidi “gentoofication” e sostiene che il krill sia responsabile di questo processo: il krill è alle fondamenta della catena alimentare marina. I pesci che mangiano il krill diventano cibo di altri predatori marini e degli esseri umani. Di conseguenza, un krill non in salute metterebbe a rischio tutta la catena alimentare. Tuttavia, il krill è difficile da analizzare e per questo è fondamentale studiare i pigoscelidi.

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Per questo motivo come ha spiegato Strikyer “noi dovremmo essere preoccupati per alcuni pinguini scomparsi su un’isola remota di cui nessuno ha mai sentito parlare. I pinguini ci forniscono un’idea di quello che succede nell’oceano. Quello che sta avvenendo nell’Oceano antartico è uguale a quello che sta avvenendo in tutto il resto del mondo”. Gli uomini non si sono evoluti per cacciare il krill come fanno i pinguini ma il nostro destino è inevitabilmente a questi piccoli crostacei.

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