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Piano Colao, ambiente e infrastrutture tra i sei ambiti fondamentali per il rilancio del Paese

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Presentato il piano rilancio del paese. Nel documento ufficiale della task force guidata da Vittorio Colao tra i sei ambiti fondamentali per il rilancio presenti  le infrastrutture e l’ambiente. Proposte precise per quanto riguarda il trasporto e la ciclabilità. Tutto il documento. 

Vittorio Colao ha presentato il piano di rilancio del Paese per ripartire dopo l’emergenza Covid-19. Le infrastrutture e l’ambiente, secondo quando si legge nel documento, rappresenteranno il volano del rilancio. 

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All’interno del documento, che sarà presentato nei prossimi giorni, con ogni probabilità pubblicamente come chiesto al governo dalle opposizioni, sono presenti circa 120 proposte per sei “ambiti fondamentali per il rilancio”:

  • Imprese e Lavoro,
  • Infrastrutture e Ambiente,
  • Turismo, Arte e Cultura,
  • Pubblica amministrazione,
  • Istruzione,
  • Ricerca e Competenze,
  • Individui e Famiglie.

SCARICA TUTTO IL DOCUMENTO – Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022

La pandemia Covid-19 rischia di rallentare la realizzazione dei progetti di transizione energetica, esponendo il sistema Paese ad un rischio climatico e competitivo a lungo termine – si legge nel documento.

L’Italia gioca un ruolo chiave in un contesto europeo più ampio, con strategie ed obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal (neutralità climatica delle attività industriali, per cui la Commissione Europea prevede investimenti pubblici e privati per ca. 2.600 Mld€ in 10 anni) e della recente EU Climate Law (neutralità climatica nel 2050 e la riduzione di emissioni di CO2 fino al 50-55% nel 2030). Parallelamente, il PNIEC1 traccia la strategia energetica italiana di medio e lungo termine, con 180+ Mld€ di investimenti aggiuntivi al 2030.

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Quali le azioni specifiche da fare?

  • sostenere questo percorso affinché si continui con la messa a terra degli investimenti utili al raggiungimento degli obiettivi PNIEC prefissati;
  • definire un piano a lungo termine di decarbonizzazione ed esplicito obiettivo di carbon neutrality, come da linee guida europee e sul modello di altri Paesi;
  • istituire un percorso privilegiato per gli interventi di transizione energetica per accelerare l’implementazione delle iniziative legate agli obiettivi PNIEC;
  • incentivare un piano di efficienza energetica della PA locale e centrale, reclutando competenze tecniche necessarie e garantendo adeguati finanziamenti attraverso due leve principali:
    – allocare una parte dei fondi destinati ad enti locali e centrali in modo condizionato alla presentazione di progetti di efficienza energetica;
    – creare le condizioni normative affinché la PA possa accedere ai servizi di efficienza energetica di imprese private senza gravare sul relativo bilancio – ad es., garantendo pagamenti stabili e puntuali;
  • incentivare l’efficienza energetica nelle imprese;
    – rinnovare la norma sui Certificati Bianchi almeno fino al 2030 (orizzonte PNIEC);
    – istituire una fiscalità energetica con “carbon tax”, che fissi il prezzo minimo del carbonio e disincentivi le imprese più inquinanti
    – incentivare la modernizzazione degli impianti industriali energivori, verso nuovi a minor consumo energetico (ad es., prorogando le attuali agevolazioni che abbattono il relativo
    costo dell’energia, riducendo gli oneri connessi al sostegno delle rinnovabili)
    – incentivare la formazione della figura dell’Energy Manager per le filiere in cui questo ruolo ha maggiore impatto (ad es. credito d’imposta, IRAP a carico dello Stato);
  • incentivare la transizione energetica dei privati, rafforzando produzione/ auto-produzione energetica, bioedilizia e conversione degli impianti di condizionamento e riscaldamento.
  • predisporre un piano delle tecnologie emergenti, che (i) supportino la transizione/ conversione energetica e (ii) sviluppino una filiera nazionale; a puro titolo esemplificativo e non esaustivo:
    – finanziare lo sviluppo di nuove tecnologie di produzione di energia rinnovabile – ad es., sfruttamento del moto ondoso
    – incentivare la sostituzione dell’idrogeno “grigio” con idrogeno “verde”, includendo in tale classificazione anche l’idrogeno prodotto da rifiuti
    – emanare i decreti attuativi mancanti per attivare i primi progetti di infrastrutture di stoccaggio CO2.

Un’altra azione riguarda l’economia circolare d’impresa e la gestione rifiuti e acque reflue:

  • adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l’attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico specifico sul modello della transizione energetica (che includa anche finanziamenti a centri di ricerca dedicati e incentivi a fondi di Venture Capital che agevolino technology transfer tra aziende).
  • definire e finanziare investimenti infrastrutturali nel ciclo dei rifiuti urbani e industriali e nella depurazione e riutilizzo delle acque reflue, con particolare attenzione a quei comuni che rientrano in procedura infrazione UE.

Relativamente al verde e al dissesto idrogeologico:

  • definire un piano di investimento finalizzato ad aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali – ad es., finanziando la bonifica dei siti inquinati, e incoraggiando le imprese a quantificare nei loro bilanci e reporting non-finanziario il capitale naturale che gestiscono e i servizi ecosistemici di cui beneficiano;
  • contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico – ad es., inserendo obiettivi di conservazione e ripristino del capitale naturale in tutte le strategie e politiche che comportano un maggior consumo del suolo.

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L’azione relativa al trasporto pubblico locale, trasporto privato e ciclabilità:

  • incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale (TPL) verso mezzi a basso impatto (es. ibrido, elettrico, biocombustibile, …);
  • incentivare il rinnovo dei mezzi pesanti privati con soluzioni meno inquinanti;
  • incentivare investimenti a favore della Ciclabilità, incentivando la creazione dell’infrastruttura ciclistica e
    incoraggiandone l’utilizzo

In Italia, i trasporti incidono per il 25-35% sulle emissioni di CO2 totali. Al 2018, l’intero parco mezzi TPL mostra un’età media 12-13 anni (molto distante dai riferimenti europei dove l’età media si attesta sui 7-8 anni), principalmente diesel Euro 2/5.

Nella direttiva Europea RED II l’obiettivo di penetrazione di rinnovabili nel settore trasporti nel 2030 è fissato al 14%, allo stesso modo il PNIEC1 pone l’obiettivo al 22%.

È evidente la necessità ed urgenza di dotare il Paese di un Piano Nazionale della Mobilità in coerenza alle indicazioni europee “per una mobilità smart e sostenibile”, con interventi a sostegno delle Amministrazioni competenti che hanno predisposto progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra e per un miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano.

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