Roma. La Pfizer si arrende. Dopo Merck, anche la più grande casa farmaceutica del mondo alza bandiera bianca nella ricerca contro le malattie neurodegenerative e chiude ogni investimento in nuovi farmaci per la cura di Alzheimer e Parkinson.

A dichiararlo è la stessa società dopo le valutazioni fatte sugli utili derivanti dalla messa in commercio dei farmaci e sui risultati ottenuti contro il morbo. E gli esiti non sono stati positivi. Investire fior di quattrini nella ricerca contro queste malattie per l’azienda non è più conveniente, da qui la decisione di deviarli altrove.

Conseguenze amare, e non solo per gli oltre 46 milioni di soggetti nel mondo affetti da demenza che vedono svanire le speranze di un miracolo della ricerca medica. A subire gli effetti, anche 300 ricercatori dei centri di Cambridge e Andover in Massachusetts e a Groton, in Connecticut, che nei prossimi mesi si troveranno senza un posto di lavoro.

E a poco servono le rassicurazioni di Pfizer, che continuerà a produrre solo farmaci anti-dolore. Sintomi alleviati, ma senza investimenti sarà impossibile cercare ancora una vera e propria cura per una malattia che sembra non voler rallentare.

Ma cosa comporta l’Alzheimer?

Questa malattia degenerativa distrugge la memoria, sviluppando placche amiloidi e ammassi neurofibrillari nel cervello che danneggiano i neuroni, impedendone il funzionamento. Uno degli ultimi farmaci sperimentati, messo a punto dalla Eli Lilly, ha cercato per l’ennesima volta di contrastare la malattia, ma senza ottenere grandi risultati. Per ora, tutti i farmaci esistenti permettono di rallentarne l’evoluzione, ma bloccarla resta un’utopia.

Nessuna speranza quindi?

Assolutamente no, qualcuno ancora ci prova e si ostinerà a farlo per i prossimi anni. Eli Lilly e AstraZeneca hanno studiato una pillola e i risultati saranno disponibili ad agosto. E gli studi continuano anche per Eisai e Biogen. Un altro farmaco sperimentale arriva da Johnson & Johnson e Shionogi, con risultati previsti per il 2023.

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