Inquinamento

Pfas, al via in Veneto il maxiprocesso agli avvelenatori delle falde acquifere

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Inizia in Veneto il maxiprocesso ai danni dell’industria chimica Miteni, colpevole secondo l’accusa di aver contaminato con i composti chimici Pfas un terzo delle falde acquifere del Veneto. Contemporaneamente è andato online il sito per informare e sensibilizzare sul processo e sul problema Pfas, voluto dalle parti civili.

È stato chiamato il più grande processo italiano per crimini ambientali. Si tratta del processo che dovrà decidere sulla responsabilità dell’azienda chimica Miteni riguardo l’inquinamento da Pfas delle falde acquifere del Veneto.

Finalmente si parte. Dopo otto anni di denunce sulla tragedia che viviamo tutti i giorni e un anno e mezzo di udienze preliminari di pochi minuti, i procuratori hanno finalmente chiesto il rinvio a giudizio dei responsabili. ”, racconta Piergiorgio Boscagnin, membro del direttivo di Legambiente Veneto, parte civile nel processo contro la Miteni. L’azienda è accusata di aver avvelenato le acque del torrente Poscola, di conseguenza la seconda falda più grande d’Europa e le reti acquedottistiche di un terzo del Veneto, con sostanze perfluoroalchiliche (Pfas).

Pfas, un problema di contaminazione globale

Sono 15 i responsabili civili per avvelenamento delle acque, disastro ambientale e bancarotta fraudolenta. Dall’altra parte oltre 230 parti civili, persone istituzioni e associazioni che dal 2013 lottano per avere acqua pulita dai Pfas.

Le oltre 230 parti civili rendono unico questo processo perché sono oltre 150 le singole famiglie presenti e due ministeri rappresentati dall’avvocatura di Stato. Ministero dell’Ambiente e della Salute infatti sono presenti per chiedere la bonifica del sito inquinato e il risarcimento delle spese sanitarie legate alla reazione della popolazione a questa contaminazione.

 


I responsabili civili confermati dal giudice dell’udienza preliminare, Roberto Venditti, sono i dirigenti delle diverse società che dal 2002 hanno prodotto sostanze chimiche nel polo industriale di Trissino, in provincia di Vicenza, e la società che ha gestito il fallimento della Miteni nel 2018.

I primi imputati sono i dirigenti della società giapponese Mitsubishi che gestirono il sito Miteni negli anni Duemila. I capi di imputazione contro l’industria automobilistica asiatica sono l’avvelenamento delle acque e di concorso al reato con aggravante perché Mitsubishi sapeva dell’inquinamento da sostanze chimiche dei corsi d’acqua vicini allo stabilimento, e della falda, e non ha denunciato né bonificato il danno. Le indagini del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Treviso dimostrano infatti come la società giapponese abbia chiesto e ottenuto di porre una barriera idraulica nel 2006 per bloccare l’ingresso dei Pfas nelle acque di scarico. Una strumentazione però non sufficiente a ripulire l’acqua né tantomeno controllata dagli organi regionali preposti al monitoraggio dei reflui industriali.

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Il 13 aprile è prevista una nuova udienza del processo Pfas: le società idriche, che si sono costituite parti civili, saranno presenti con i loro avvocati Angelo Merlin (acquevenete e Viacqua), Vittore d’Acquarone (Acque Veronesi) e Marco Tonellotto (Acque del Chiampo) e fanno sapere che nel prossimo appuntamento potrebbe arrivare il rinvio a giudizio. Il collegio difensivo auspica che si arrivi presto al confronto dibattimentale, per rendere giustizia ai cittadini e alle società idriche, prime a intervenire sulla base delle direttive del commissario straordinario dell’emergenza.“

In contemporanea all’inizio del processo è andato online il sito https://www.processopfas.it/  ,voluto dalle società idriche che si sono costituite parti civili contro i presunti responsabili del disastro ambientale che ha colpito le province di Padova, Vicenza e Verona. All’interno del sito si potranno monitorare l’andamento del processo, e tutte le informazioni inerenti al tema tanto sentito dalle comunità locali.

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