Pfas, l’allarme da uno studio condotto sul Veneto e presentato alla Commissione ecomafie. “Aumenta l’incidenza di malattie e anche il Covid risulta più mortale”, ha spiegato il professor Carlo Foresta.

Gli agenti inquinanti Pfas sono un rischio per la salute. Quello che sembrava un sospetto piuttosto fondato è stato confermato ufficialmente dagli studi coordinati dal professor Carlo Foresta, docente di Endocrinologia all’Università di Padova. Davanti alla Commissione ecomafie, lo scienziato ha spiegato che i composti Pfas tendono ad accumularsi nei diversi organi, causando un’incidenza maggiore di patologie come ischemie, colesterolo, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e problemi alla nascita. L’allarme, spiega il professor Foresta, riguarda tutta la popolazione italiana e non solo quella residente nelle zone rosse.

Ci sono poi altri problemi causati dagli inquinanti Pfas. La prima riguarda la fertilità: nei giovani residenti nella zona rossa è stato riscontrato un minore numero di spermatozoi ed una riduzione del 10% della distanza ano-genitale, connessa con una riduzione del testosterone. Questo lancia l’allarme sull’effetto Pfas già nella fase embrionale. Sempre per quanto riguarda i giovani, nei residenti della zona rossa sono stati riscontrati casi di osteoporosi e osteopenia, a causa dell’azione dei Pfas che impediscono alla vitamina D di attivarsi, consentendo l’assorbimento di calcio.

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Ad un aumento dell’inquinamento corrispondono anche maggiori incidenze di demenza, morbo di Alzheimer, autismo, deficit di attenzione e iperattività. Il professor Carlo Foresta ha spiegato anche come alte concentrazioni di Pfas nel sangue favoriscano i trombi. Anche il C6O4 (uno dei Pfas) incide sulla fluidità del sangue e sulle piastrine. E come se non bastasse, la presenza dei composti inquinanti avrebbe causato una maggior gravità ed una maggiore mortalità da Covid (pari al 60%).

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Come ricorda l’Ansa, gli inquinanti noti come Pfas sono sostanze chimiche sono usate come impermeabilizzanti in varie produzioni. In Veneto gli scarichi abusivi della ditta Miteni di Trissino, in provincia di Vicenza (oggi fallita) hanno inquinato le falde acquifere del Vicentino.

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