AttualitàInquinamento

Pfas, studio del CNR riscontra presenza di inquinanti nelle uova di uccello

Condividi

Un gruppo di scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha posizionato 40 casette per uccelli nella zona di Alessandria, rilevando la presenza di Pfas nelle uova. Sotto accusa gli scarichi della Solvay.

Gli scienziati del CNR hanno cercato per lungo tempo se gli inquinanti nel suolo influissero sulla fauna locale. Stavolta hanno deciso di studiare gli uccelli, piazzando casette per nidificazione di uccelli stanziali, come storni e cince, e in quelle uova sono stati trovati Pfoa e C6O4.

Gli autori sono gli scienziati Michelangelo Morganti, Stefano Polesello (Irsa istituto di ricerca sulle acque), Simona Pascariello, Claudia Ferrario, Diego Rubolini, Sara Valsecchi e Marco Parolini. Polesello, che coordina il gruppo di scienziati, da anni studia i Pfas e la loro concentrazione nell’acqua e nell’aria, spiega che “lo studio è ancora in corso, i risultati ancora parziali”.

Inquinamento, in Veneto non solo Pfas nell’acqua: a rischio anche gli alimenti

È stato ritrovato Pfoa, un Pfas che la Solvay dice di non produrre o comunque di cui ha ridotto la produzione e il C6O4. Specie di uccelli diversi presentano ‘inquinamento’ delle uova diverso. Le cince il C604, gli storni il Pfoa”.

 


Ci interessa – spiega Polesello – per capire come i Pfas si muovono nell’ambiente, specie diverse con diete diverse acquisiscono sostanze diverse. Ma uno dei fatti importanti è che trovando il C6O4 in un uovo, precisamente nel tuorlo, la sostanza passa attraverso la catena alimentare e si accumula nell’uovo. Significa che è bio accumulabile, cosa che non risultava secondo le metodologia di analisi del Reach (il regolamento sulla registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche europeo; ndr). E quindi i modelli che si usano per la bioaccumulabilità, a livello europeo, non valgono per quel tipo di sostanza”.

La Solvay, che è produttrice e che detiene il brevetto del C6O4, ha sempre sostenuto che essendo uno Pfas di nuova generazione non si accumula nell’organismo umano.

 


Quindi per gli uccelli è diverso? “Queste sostanze si accumulano e rimangono nella catena alimentare, arrivano anche al ‘predatore’ finale (l’uomo, ndr), l’altra caratteristica è che le uova sono speciali accumulatori di Pfas che reagiscono con specifiche proteine del tuorlo”.

Usa, Pfas nel latte materno: valori 2mila volte superiori al livello di sicurezza

Quello che stiamo indagando – ancora Polesello – è quali sono le vie della dieta delle diverse specie e perché il Pfoa prevale. La dieta, nel senso il cibo che le specie preferiscono, riflette un inquinamento pregresso e non degli ultimi anni , lo studio che dobbiamo ancora approfondire è anche su come vengono accumulate queste sostanze. Nei prossimi mesi l’attenzione sarà puntata sui lombrichi di cui si cibano questi uccelli.

(Visited 59 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago