“PFAS quando le mamme si incazzano”, video-inchiesta del giornalista Andrea Tomasi TRAILER

Pfas. Presentato a Roma, nella redazione del Salvagente, la video-inchiesta di Andrea Tomasi sul più grande inquinamento industriale delle falde acquifere nella storia italiana. I racconti delle donne venete, che sono state ricevute in Vaticano per parlare della loro protesta. Le mamme No Pfas: “Così abbiamo scoperto di contaminare  i nostri figli allattandoli”.

Per decenni, i terreni e la falda acquifera di una vasta area tra Vicenza, Verona e Padova sono stati contaminati dai Pfas, sostanze perfluoroalchiliche, impermeabilizzanti, usate in ambito industriale. Si tratta di  inquinanti “perfetti”: sono inodori, incolori, indistruttibili. Si tratta di una contaminazione senza precedenti per numero di persone coinvolte. Riguarda 350.000 cittadini, destinati a diventare 800.000. Ma poi c’è la filiera alimentare, per cui i Pfas rischiano di finire nei piatti di tutti noi.

Tracce di Pfas, potenziali cancerogeni e interferenti endocrini, sono state trovate nell’organismo degli abitanti di queste tre province, strategiche per lo sviluppo del nostro Paese. Ma sono stati individuate anche in Lombardia, Piemonte e Toscana (studi sono in corso in tutte le regioni).

Le “Mamme No Pfas”, dopo l’incontro in Vaticano con Papa Francesco, in conferenza stampa hanno parlato della loro battaglia per tutelare la salute dei bambini nel territorio contaminato e illustreranno le loro richieste alle istituzioni per la bonifica e le necessarie misure sanitarie.

“La cosa più drammatica è stata scoprire che con la gravidanza e l’allattamento, noi stesse contaminavamo i nostri figli con i Pfas”. Michela Zamboni è una delle “Mamme no Pfas” che da quando hanno scoperto come il maggiore inquinamento della falda acquifera d’Europa ha cambiato la loro vita, si sono organizzate per ottenere giustizia e denunciare i ritardi e i silenzi delle istituzioni in Veneto.

La video-inchiesta del giornalista Andrea Tomasi, “PFAS, quando le mamme si incazzano” indaga sulla contaminazione dovuta a sostanze perfluoroalchiliche usate come impermeabilizzanti per decenni dalla Miteni, un’azienda – ora chiusa – con sede a Trissino. L’inquinamento, diventato di dominio pubblico solo nel 2016, riguarda un’area compresa tra le province di Verona, Vicenza e Padova, abitata da 350mila persone.  “Il nostro gruppo – spiega Zamboni – è nato da quattro mamme che nel 2017 hanno ritirato i risultati dei primi screening voluti dalla Regione, scoprendo che il loro figli adolescenti avevano alti livelli nel sangue di Pfoa e Pfos”, due sostanze identificate come cancerogeni e interferenti endocrini.

Secondo Andrea Tomasi “stiamo parlando di una falda grande quanto il lago di Garda, la seconda più grande d’Europa. I Pfas sono già arrivati al lago di Garda e nell’Adriatico. Vista la velocità di espansione finirà per coinvolgere almeno 800mila persone. Per non parlare per i rischi di contaminazione della filiera agroalimentare”. Tracce di queste sostanze nelle falde sono state trovate anche in  Lombardia, Piemonte e Toscana. Dopo le proteste, tra cui la petizione “Stop Pfas nel Veneto”, lanciata da Greenpeace, e l’apertura di un’inchiesta da parte della magistratura, sono stati messi i filtri agli acquedotti, ma non basta. “I filtri bloccano alcune molecole, non tutte – spiega Tomasi – E quindi tanti genitori non permettono ai figli di bere l’acqua dal rubinetto. Ci sono mamme che non mandano i figli a fare nuoto agonistico perché, come dicono alcuni studi del professore Carlo Foresta dell’università di Padova, chi è immerso nell’acqua è più esposto: problemi di tiroide, di colesterolo, di sterilità femminile, e possibili modifiche a livello genitale nei bambini”.

Arriva la video-inchiesta sulla grande contaminazione del Veneto

Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna inquinamento di Greenpeace dichiara: “Per proteggere adeguatamente l’ambiente e la salute di un territorio e di una popolazione già gravemente colpita, deve essere evitata l’emissione nell’ambiente di ogni singolo nanogrammo di qualsiasi tipo di Pfas. Proprio per questo, da tempo chiediamo alla Regione Veneto che, oltre al rapido avvio della bonifica del sito produttivo di Miteni, vengano individuati e censiti tutti gli scarichi inquinanti, favorendo una rapida riconversione industriale di tutti quei processi produttivi responsabili dell’inquinamento da Pfas. Alternative più sicure a queste sostanze esistono e sono già disponibili sul mercato”.

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Pfas, la video-inchiesta sulla protesta delle mamme veneteVerrà presentata mercoledì a Roma al Salvagente, alla presenza del comitato Mamme No Pfas, e racconta il più grande inquinamento delle falde acquifere della storia d'Italiahttp://bit.ly/2FlC0TJ

Pubblicato da Il Salvagente su Lunedì 17 giugno 2019

L’inquinamento in Veneto poteva essere fermato già a metà anni duemila. Rapporto Greenpeace

“Come l’inchiesta che abbiamo presentato racconta – aggiunge Riccardo Quintili, direttore de Il Salvagente – emerge un quadro in cui gli enti di controllo e le istituzioni locali sapevano della contaminazione ma non sono intervenuti da subito. Questo ci dimostra, ancora una volta, che la voce dei cittadini che si organizzano per protestare e dei giornalisti che denunciano, può essere determinante per la sicurezza e la salute di centinaia di migliaia di persone”.

Alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato: 

TRAILER 

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