Pfas anche nel Po. Il ministro Costa: “Definiremo limiti nazionali”

PFAS, dopo il ritrovamento dell’inquinante di nuova generazione (c6o4) nel fiume Po, la questione Pfas “interessa tutto il paese” (Zaia). Il ministro Costa annuncia la “definizione di limiti nazionali”, dopo aver ottenuto, sul piano europeo, stringenti limiti nella direttiva “Acque potabili”. La nuova contaminazione proverrebbe da aziende diverse dalla Miteni.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “La nostra attenzione al problema Pfas è alta, sulla definizione dei limiti nazionali incontreremo a breve il presidente del Veneto Luca Zaia, insieme al ministro della Salute Giulia Grillo. Superando la contrarietà di altri Paesi – ha fatto sapere il ministro – abbiamo ottenuto, di inserire limiti stringenti per queste sostanze all’interno della Direttiva ‘Acque potabili’. Crediamo infatti che il problema dei Pfas vada affrontato in una prospettiva europea».

Il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ha sottolineato che: “Questa è la conferma che la questione Pfas interessa tutto il Paese, non può essere racchiusa alle province di Vicenza, Verona e Padova, è una primaria questione ambientale nazionale”.

Intanto, dopo l’allarme lanciato dall’Arpa Veneto, ieri l’Emilia Romagna ha assicurato: «Da noi nessuna emergenza Pfas, non si registra alcun inquinamento delle falde sotterranee».

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L’ inquinante  c6o4, appartenente ad una categoria di nuova generazione, di sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) – dopo essere stato trovato, in passato nella falda sotterranea alle province di Vicenza, Verona e Padova, in seguito alla contaminazione operata dall’azienda Miteni di Trissino –  è stato rinvenuto anche nel fiume Po, dall’agenzia Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto).

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Inizialmente, a marzo, è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro.  Successivamente, il 2 aprile scorso, è stato confermato il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle.

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L’ubicazione dei punti di campionamento, in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia, suggerisce l’impossibilità che l’origine di questa nuova contaminazione, che ha colpito il Po, stia di nuovo nell’azienda Miteni. Secondo l’Arpav , le sostanze tossiche, nel Po  proverrebbero dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro.

 

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