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PFAS, una gabbia di nanocristalli potrebbe intrappolare gli inquinanti

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Pfas. Ferro e sostanze organiche che, combinandosi, formano una gabbia tetraedrica in grado di intrappolare gli inquinanti. Delle vere e proprie trappole chimiche che potrebbero catturare le sostanze inquinanti conosciute come Pfas (Sostanze per e polifluoroalchiliche) che contaminano le riserve di acqua potabile in tutto il mondo, tra cui il Veneto.

Questa scoperta è frutto di uno studio, pubblicato sulla rivista Inorganic Chemistry, condotto dagli esperti dell’Università di Buffalo.

“Abbiamo sfruttato le proprietà chimiche degli elementi e delle sostanze per realizzare una struttura in grado di intrappolare gli inquinanti – spiega Diana Aga, docente di Chimica presso l’Università di Buffalo – la nostra speranza è quella di poter contribuire al trattamento delle acque inquinate e diminuire la presenza di queste sostanze chimiche tossiche che possono compromettere la salute umana”.

“Studi recenti – aggiunge Timothy Cook, collega e coautore di Aga – hanno dimostrato gli effetti negativi dell’esposizione ai Pfas, tra cui la riduzione del peso alla nascita, la riduzione della fertilità o l’aumento del rischio di diabete e tumori. Siamo entusiasti di questi risultati che dimostrano la possibilità di catturare alcune molecole dannose e delle eventuali evoluzioni del nostro contributo. “Speriamo – conclude Cook – di riuscire a realizzare una struttura in grado anche di scindere le molecole e distruggere gli inquinanti catturati”.

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Cosa sono i PFAS:

Sono sostanze Perfluoroalchiliche create dall’uomo che in natura non esistono.

Acidi molto forti, usati in forma liquida che resistono ai processi di degradazione fisica, chimica e biologica, operanti in natura.

Il nostro organismo e l’ambiente non sono attrezzati per eliminarli.

Dagli anni cinquanta, sono usati nella filiera di concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, ossia di impermeabilizzazione.

Le classi di PFAS più diffuse sono: il PFOA (acido perfluoroottanoico)

il PFOS (perfluorottanosulfonato)

Sono gli inquinanti perfetti: inodore, insapore, incolore.

Gli effetti sulla salute di queste sostanze sono sotto indagine. Si ritiene che i PFAS intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene.

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“Sono sostanze che non si degradano facilmente, e restano nell’ambiente per lungo tempo, sono stati infatti rilevati nelle forniture di acqua potabile in tutto il mondo” – precisa Aga, citando un recente lavoro pubblicato sulla rivista Chemosphere che l’ha vista impegnata nella ricerca di inquinanti in Thailandia e nelle Filippine.

“Abbiamo trovato queste sostanze tossiche nelle acque superficiali, nelle bottiglie e nelle fonti di approvvigionamento. Altri studi hanno dimostrato che i Pfas si accumulano nel sangue. Per questo abbiamo deciso di indagare sulle possibili soluzioni a questa situazione” – racconta Cressa Ria P. Fulong, terza firma dell’articolo, spiegando che le trappole sono state realizzate in laboratorio grazie a tecniche all’avanguardia, che hanno permesso agli scienziati di analizzare gli effetti dei materiali utilizzati di volta in volta per catturare le sostanze.

Il team, spiegando di essere alla ricerca di metodi per sviluppare gabbie con proprietà elettrochimiche o fotochimiche in grado di rompere i legami molecolari, precisa che “il processo ci ha portati a realizzare delle strutture di ferro, con atomi di carbonio fluorurati, acidi perfluorocarbossilici, acidi solfonici e fluorotelomeri. Ora abbiamo nuove conoscenze sul comportamento di questi inquinanti, per cui il prossimo passo sarà quello di indagare su come possiamo eliminarli a livello chimico”.

“Speriamo di contribuire nella lotta contro l’inquinamento – conclude Aga – sono necessarie ulteriori ricerche, ma siamo molto ottimisti su questo fronte”.

 

 

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