L’affondo dell’eurodeputata e della consigliera regionale del Veneto di Europa Verde.

Eleonora Evi e Cristina Guarda, rispettivamente eurodeputata e consigliera regionale del Veneto di Europa Verde, annunciano di aver scritto a Roberto Cingolani. Al ministro della Transizione ecologica viene infatti ricordato l’immobilismo italiano sul fronte della lotta ai Pfas, che causano all’ambiente e alla salute, in tutta Europa, danni stimati dall’Agenzia europea dell’ambiente tra i 52 e gli 84 miliardi di euro all’anno.

In particolare, l’appello che rivolgiamo al Ministro riguarda il silenzio assordante dell’Italia sul tema, proprio mentre l’Unione Europea introduce limiti più stringenti per una serie di sostanze inquinanti presenti nell’acqua potabile, mentre diversi stati membri hanno comunicato l’intenzione di introdurre restrizioni a tutti i PFAS entro luglio di quest’anno e mentre undici paesi dell’Unione hanno chiesto a gran voce alla Commissione di non consentire ulteriormente l’utilizzo di sostanze pericolose, inclusi i PFAS, nei processi di fabbricazione dei tessuti” – si legge nell’appello di Eleonora Evi e Cristina Guarda – “In questo contesto di mobilitazione europea sui PFAS l’Italia risulta non pervenuta, e questa assenza è tanto più grave se consideriamo i drammatici livelli di inquinamento da PFAS registrati soprattutto nella Regione Veneto. L’Italia, dopo un anno, deve ancora recepire la direttiva europea sull’acqua potabile. Servono limiti più stringenti per prevenire nuove contaminazioni da PFAS, non possiamo attendere nuovi disastri prima di intervenire“.

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Chiediamo pertanto al Ministro Cingolani quali azioni urgenti intenda intraprendere per arginare un fenomeno allarmante, che nel nostro Paese fa registrare elevati livelli di presenza di sostanze perfluoroalchiliche in molti prodotti che finiscono sulla tavola degli italiani” – concludono Eleonora Evi e Cristina Guarda – “Il ministro ha il dovere di intervenire per tutelare la salute dei cittadini, facendo sì che l’Italia si collochi in prima fila nel contrasto di un fenomeno che non possiamo e non dobbiamo continuare ad ignorare“.

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