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Pfas, un problema di contaminazione globale

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Pfas. Presentato alla Camera dei Deputati il position paper scientifico pubblicato dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente sulla contaminazione da PFAS.

Venuto alla luce nell’estate del 2013, a seguito del perpetrato sversamento in falda degli scarti di produzione dell’azienda Miteni di Trissino, oggi a processo, non riguarda “solo” la seconda falda acquifera più grande d’Europa e l’insieme delle acque potabili delle tre province coinvolte (Vicenza, Padova e Verona) ma anche e soprattutto la salute di oltre 500mila cittadini, in primis, bambini e future generazioni.

Nelle sue 82 pagine, il saggio spiega cosa sono i PFAS, quali danni alla salute causa e, nello specifico, quali azioni le Istituzioni del Veneto dovrebbero attuare.

Per Pietro Paris, ingegnere dell’Ispra e membro del comitato della valutazione del rischio dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche, “il problema Pfas non è semplicemente legato alla situazione critica del Veneto, ma  un problema di contaminazione globale che richiede un bando totale.

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Finora sono state identificate 4.700 sostanze che appartengono alla famiglia dei Pfas – ha rilevato l’ingegnere Ispra – e “per questo a livello europeo l’obiettivo è arrivare al bando totale di queste sostanze”.

“Sono già stati banditi tutti i  Pfas a catena di carbonio lunga, sopra gli otto atomi di carbonio e adesso – ha aggiunto – l’interesse ora si sposta su quelli a catena corta”, finora considerati più sicuri, ma “per i quali si è scoperta la stessa pericolosità”.

Alcuni Paesi come Olanda, Danimarca, Svezia e Norvegia , ha concluso, “hanno già manifestato la volontà di arrivare a una proposta di divieto per tutta la famiglia dei Pfas anche perché la gestione sostanza per sostanza è impraticabile”.

Da anni, i veneti stanno affrontando da soli, una delle emergenze sanitarie ed ambientali più gravi che il nostro Paese abbia mai dovuto fronteggiare.

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“La Regione Veneto continua a prorogare gli interventi necessari ed a rimandare la realizzazione degli studi necessari per capire la portata del danno – afferma Sara Cunial in conferenza stampa –non solo i lavori per la costruzione di nuovi acquedotti procedono con enorme ritardo tanto da dover richiedere una proroga, ma anche gli studi epidemiologici adeguati per poter stabilire la portata del danno alla salute dei cittadini, non sono ancora stati avviati”.

Intanto, continua ad estendersi il piano di sorveglianza sanitaria tra la popolazione esposta all’inquinamento da Pfas in Veneto.

A metà dicembre 2019, erano 72.100 i residenti nell’area rossa invitati dalla Regione a sottoporsi allo screening.

Le visite di primo livello finora effettuate sono state 42.400 e per 37.200 sono disponibili le analisi e gli esiti completi.

Il programma coinvolge i 21 comuni inseriti in area rossa sin dall’inizio della vicenda, più 9 comuni (di cui 7 coinvolti solo parzialmente) inseriti successivamente.

 

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