Da sempre utilizzati per il nuoto, con la pandemia questi prodotti sono diventati di largo consumo.

Allarme PFAS per i prodotti ‘anti-fog‘. Uno studio condotto dalla Duke University, infatti, ha rivelato la presenza di alcuni composti chimici potenzialmente dannosi per la salute negli spray e nelle stoffe che vengono utilizzati per contrastare l’appannamento degli occhiali. Un tempo questi prodotti erano utilizzati quasi esclusivamente per il nuoto, ma con la pandemia sono diventati di largo consumo poiché con le mascherine è fin troppo facile che gli occhiali si appannino.

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Da tempo vengono denunciati i rischi per la salute che derivano dai PFAS, composti stabili chimicamente e termicamente che possono accumularsi e resistere per lunghissimo tempo nell’ambiente come nell’organismo umano. I ricercatori statunitensi hanno rilevato una forte presenza di PFAS su quattro spray e cinque stoffe ‘anti-nebbia’, prodotti in vendita su Amazon e considerati tra i top di gamma. Nel complesso, sono stati trovati nove prodotti contenenti alcoli fluorotelomerici ed etossilati fluorotelomerici.

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Come ricorda anche Phys, l’esposizione ad alcuni PFAS, in particolare l’acido perfluoroottanoico e l’acido perfluoroottansolfonico, viene associata a varie patologie, tra cui cancro, malattie della tiroide e disfunzioni del sistema immunitario. In particolare, le persone più vulnerabili sarebbero le mamme e i bambini. Nicholas Herkert, ricercatore che ha coordinato lo studio, ha spiegato che “negli spray ci sono fino a 20,7 milligrammi per millilitro di soluzione, una concentrazione piuttosto alta“.

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Lo studio è stato pubblicato su Environmental Science & Technology. Dal momento che i composti rilevati nei prodotti ‘anti-fog’ sono ancora poco conosciuti, i ricercatori hanno spiegato di non poter fare delle stime accurate sui rischi della salute. Ma, assumendo che la tossicità sia simile a quella degli acidi perfluoroottanoico e perfluoroottansolfonico, gli effetti potenziali sono drammatici. “Sarebbe molto, molto peggio che bere un litro d’acqua contenente la quantità-limite di PFAS secondo gli esperti sanitari dell’Agenzia Usa per la protezione dell’ambiente (Epa)“, spiega Herkert.

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Lo studio è nato da un’intuizione di Heather Stapleton, docente e ricercatrice di chimica ambientale alla Duke, che aveva notato gli ingredienti di uno spray ‘anti-fog’ che aveva acquistato per la figlia di 9 anni: “È inquietante pensare che un prodotto utilizzato ogni giorno durante questa pandemia possa esporci ad altri rischi per la salute, e tra l’altro il prodotto è presentato come sicuro e non tossico. Come se non bastasse, solo quel prodotto indicava tutti gli ingredienti: gli altri che abbiamo analizzato nemmeno li elencavano“.

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I ricercatori hanno poi aggiunto: “I PFAS contenuti in questi prodotti potrebbero essere distruttori metabolici, ma l’unico modo per saperlo è conducendo dei test ‘in vivo’ su interi organismi. Noi lo abbiamo fatto solo ‘in vitro’, in laboratorio“.

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