Pfas in Veneto, Cristina Guarda (Europa Verde): “Abbiamo scritto a Cingolani per tutelare la salute di tutti”

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Pfas in Veneto, Europa Verde scrive a Cingolani. La co-portavoce nazionale Eleonora Evi e la consigliera regionale del Veneto Cristina Guarda hanno scritto al ministro della Transizione ecologica per denunciare l’immobilismo dell’Italia di fronte ad una situazione allarmante.

Qual è la situazione attuale dei Pfas in Veneto?

Oggi l’acqua è finalmente depurata in modo più efficace rispetto al passato, ma per decenni il territorio è stato interessato da una contaminazione molto subdola, perché i perfluoralchilici non danno variazioni all’acqua in termini di odore o di colore. I Pfas sono preoccupanti perché danneggiano la salute, in primis, di donne in gravidanza e neonati. Qui in Veneto è stato certificato l’aumento di patologie gravi per donne incinte, feti e neonati proprio nelle zone più contaminate da Pfas. Il problema interessa anche le aree che hanno la falda contaminata ma con l’acqua che viene distribuita da altre fondi. Ci sono conseguenze per la salute anche per gli adulti, tra cui alcune tipologie di tumori.
Al momento è in corso un processo a Miteni, a Rimar e a tutte le aziende che nel corso degli anni hanno causato la più grande contaminazione da perfluoralchilici d’Europa“.

 

 

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Perché avete scritto a Cingolani?

Perché, purtroppo, a livello internazionale l’esperienza veneta non è stata diffusa in maniera adeguata. Abbiamo dati che confermano l’urgenza di fermare la produzione di perfluoralchilici e la loro sostituzione in varie filiere (cartiere, conce, tessile, agroalimentare). Abbiamo chiesto al ministro un’azione concreta per guidare tutte le filiere e per gestire i sistemi di scarico che non possono rilasciare Pfas nell’ambiente, perché non si distruggono autonomamente e servono processi molto complessi. Abbiamo anche chiesto un’iniziativa legislativa: la definizione dei limiti per i Pfas nelle acque potabili e anche l’analisi delle acque in bottiglia. Dal 2020 una direttiva europea dà la possibilità di definire dei limiti, in modo da accompagnare i gestori del servizio idrico a essere in regola e a ridurre il rischio di nuovi fenomeni con costi sanitari e sociali. Possiamo creare univocamente questi limiti per tutte le Regioni, con una decretazione d’urgenza, che nessun Governo ha mai fatto finora. Il ministro attuale è reticente sul tema, col precedente Governo c’era un tavolo aperto. Abbiamo chiesto questa direttiva con limiti più stringenti rispetto a quanto definito in Europa, e intanto è in corso in Parlamento la discussione dei limiti allo scarico, un progetto di legge che accompagni le aziende ad evitare quanto accaduto in Veneto e che sta accadendo anche in altre regioni, Piemonte in primis“.

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