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PFAS, DANNO AMBIENTALE IN VENETO DA 136,8 MILIONI DI EURO. DATI ISPRA

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Pfas.  Il danno certificato per i Pfas del Veneto  è pari a 136,8 milioni di euro. Questi i dati Ispra presentati al Ministero dell’Ambiente che ora si costituirà nel procedimento a carico dell’azienda Miteni spa, come annunciato dal ministro Sergio Costa.

Secondo dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il danno ambientale da Pfas, il danno ambientale da Pfas , pari a 136,8 milioni di euro,  è stato nelle tre province di Vicenza (la Miteni ha sede a Trissino), Verona e Padova. Episodi di contaminazione da Pfas sono stati registrati anche nella provincia di Rovigo, ma l’Ispra per ora non li ha considerati.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa,  in audizione alla Commissione Ecomafie, ora si costituirà nel procedimento a carico dell’azienda Miteni spa:  “Chiederemo all’Avvocatura dello Stato di aiutarci a riparare un danno cagionato dal 1990”.

La Miteni spa ha chiuso l’attività lo scorso 26 ottobre, dopo aver presentato istanza di fallimento e in questo modo i suoi controllori, due fratelli tedeschi (Gruppo Icig), si sono messi al riparo da richieste di risarcimenti. La società ha assicurato di aver messo l’azienda sul mercato, ma i rischi risarcitori potrebbero scoraggiare eventuali acquirenti.  Lo scorso settembre Greenpeace aveva reso pubblica una ricerca che, indagando sull’assetto societario di Miteni, aveva scoperto che alla fine del 2016 il gruppo di controllo, pur avendo in cassa 239 milioni di euro, ne aveva accantonato per eventuali risarcimenti solo 6,5 milioni.  Nella larga area inquinata del Nord-Est da tempo però la Miteni ha smesso di essere l’inquinatore più forte e roa sono le concerie ad usare il prodotto chimico Pfas nella lavorazione delle pelli.

Il ministro Costa ha detto: “Non abbiamo dimenticato di fissare i limiti, per questo ho costituito un tavolo al ministero dell’Ambiente per lavorare con Regione Veneto, Ispra e ministero della Salute. Nel frattempo c’è la necessità di una bonifica: i finanziamenti ci sono. Il 27 novembre scorso ho girato al commissario delegato 56,8 milioni di euro, 46 milioni sono già nella disponibilità della Regione Veneto. Nel corso del 2019 assegneremo i residui 10 milioni. E, vista l’emergenza, il ministero destina altri 23,2 milioni per interventi individuati dalla Regione Veneto”. Lo Stato ha fin qui messo a bilancio o previsto 90 milioni di euro ai fini della bonifica dell’intera superficie del Nord-Est inquinata dai Pfas.

Gianpaolo Bottacin, assessore all’Ambiente della Regione Veneto: “Adesso ci attendiamo la fissazione dei limiti di legge. La Regione ha già deliberato più di un anno fa di costituirsi parte civile dichiarandosi parte offesa, ma dobbiamo affrontare decine e decine di ricorsi, con richieste di risarcimento danni del valore di un centinaio di milioni, per aver posto dei limiti regionali troppo bassi”.

ECCO IL VIDEO DELLE MAMME NO PFAS  per testimoniare cosa significa vivere con la consapevolezza di avere sostanze tossiche nel sangue, assunte attraverso l’alimento primo e fondamentale: l’acqua.

 

COSA SONO I PFAS?

La sigla indica Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici),  una famiglia di composti chimici utilizzata prevalentemente in campo industriale. Sono catene alchiliche idrofobiche fluorurate, quindi acidi molto forti usati in forma liquida, con una struttura chimica che conferisce loro una particolare stabilità termica e li rende resistenti ai principali processi naturali di degradazione. Dagli anni Cinquanta i PFAS sono usati nella filiera di concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, ossia di impermeabilizzazione.

Le classi di PFAS più diffuse sono il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (perfluorottanosulfonato): quest’ultimo è usato per esempio nelle schiume antincendio. PFOA e PFOS (8 atomi di carbonio) hanno un’elevata persistenza nell’ambiente (oltre 5 anni), mentre altri PFAS a catena corta (4-6 atomi di carbonio) hanno una persistenza ridotta, misurabile in qualche decina di giorni.

Si ritiene che i PFAS intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene. Non si tratta di sostanze dagli effetti immediati: si ritiene invece che la lunga esposizione sia in relazione con l’insorgenza di tumori a reni e testicoli, lo sviluppo di malattie tiroidee, ipertensione gravidica e coliti ulcerose. Alcuni studi hanno ipotizzato una relazione tra le patologie fetali e gestazionali e la contaminazione da queste sostanze.

 

 

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