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PFAS, secondo uno studio danneggiano la fauna selvatica di tutto il mondo

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La tossicità dei PFAS non riguarda solo la salute dell’uomo ma anche quella della fauna selvatica. Uno studio evidenzia come i “forever chemicals” siano arrivati davvero ovunque.

Un nuovo studio ha evidenziato i rischi per la fauna selvatica legati all’esposizione alle sostanze per-e polifluoroalchiliche (PFAS). Infatti, non è solo la salute umana ad essere a rischio a causa dei forever chemicals – che sono stati associati a problemi di fertilità e aumento di rischio di tumori – ma anche quella degli animali, soprattutto le specie in via di estinzione.

Nascono sempre meno tartarughe embricate e marine verdi alle Hawaii e in altre zone del Pacifico settentrionale, nel Winsconsin alcune rondini non sono riuscite a riprodursi, mentre in California le lontre marine contraggono sempre più malattie infettive. Nell’Artico invece, alcune specie di foche hanno problemi alla tiroide. Lo stato di salute della fauna selvatica insomma, sembra peggiorare di giorno in giorno. Tra le cause di questi danni alla biodiversità troviamo i tristemente noti PFAS.

Anche gli animali quindi, subiscono gli effetti degli inquinanti eterni che si trovano ormai ovunque nell’ambiente. È quanto conferma lo studio pubblicato sulla rivista The Science of the Total Environment. La ricerca mostra come l’esposizione ai PFAS influisca sugli animali e in natura. Subiscono i danni di queste sostanze chimiche anche orsi polari, balene, gabbiani e altre specie artiche, nonostante vivano molto distanti da fabbriche, centri urbani o altre zone fortemente inquinate.

La mappa aggiornata dai ricercatori individua i siti di maggior esposizione della fauna selvatica. Tra i punti più inquinati troviamo gli Stati Uniti, Cina, Australia ed Europa. Anche il Vecchio Continente è purtroppo costellato dai simboli di vario colore che identificano le specie contaminate dalle sostanze chimiche perenni. Solo l’ennesima conferma, in chiave faunistica, di quanto l’Europa sia avvelenata dai PFAS.

La mappa traccia più di 200 studi sottoposti a revisione paritaria che hanno rilevato oltre 120 composti PFAS unici in 625 specie animali.

Gli umani sono una specie sentinella per i danni da PFAS sulla fauna selvatica

L’autore principale dello studio, David Andrews, spiega che ovunque si cerchino, le “sostanze chimiche eterne”, vengono trovate. Lo studio ha inoltre evidenziato come l’uomo possa essere considerato una vera e propria sentinella degli impatti negativi sugli animali causati dai PFAS.

Gli studi condotti sui danni alla salute dell’essere umano associati agli inquinanti eterni infatti, sono una ricca fonte di informazioni sui potenziali effetti negativi dei PFAS sulla fauna selvatica. Dati che contribuiscono alla ricerca in questo settore, più recente rispetto a quella sull’uomo ma in rapida crescita.