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VENETO, I PFAS PASSANO DALL’ACQUA AL SANGUE DEI RAGAZZI

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Pfas. Ancora una volta l’industria chimica mette paura con i PFAS. Quattro lettere che spaventano 300mila cittadini di 21 comuni del Veneto. Cittadini che dovranno convivere con un veleno nel loro corpo forse tutta la vita. Un compagno che si sarebbero risparmiati molto volentieri.

Il perfluoro alchilide è una sostanza utilizzata per impermeabilizzare tessuti ed altri prodotti ma che in gran parte del mondo è consentito in piccole quantità che vanno dai 70 nanogrammi/litro degli USA ai 100 della Germania mentre nelle acque venete si raggiungono i 1030 nanogrammi/L. Un dato già scoperto a metà del 2013 dal CNR la quale aveva allarmato tutte le istituzioni che però, sono rimaste immobili difronte al problema. Ad oggi, infatti, non c’è ancora un piano per la bonifica ma solo un protocollo d’intesa. Gli esperti dichiarano che ci vorrà più di un secolo per smaltire l’inquinante rilasciato nel terreno.

Ricordiamo che l’atrazina , pericoloso diserbante vietato negli anni 90, è ancora presente massicciamente nelle falde acquifere del bacino del fiume Po e non esistono piani di bonifica ma viene lasciato tutto al normale corso della natura. Molto probabilmente sarà la stessa cosa per i PFAS visti gli alti costi per una bonifica puntuale. Il problema scatenate di questi giorni è sui risultati delle analisi del sangue fatte sui 950 ragazzi, dai 14 ai 18 anni e residenti nei comuni colpiti, ai quali hanno riscontrato concentrazioni allarmanti che vanno dai 70 a 300 ng/l. Per i medici non c’è il rischio ma i valori superano di 20 volte la soglia consentita, ed è stata avanzata anche la possibilità di procedere con il “lavaggio” del sangue (plasmaferesi) ma è una tecnica mai provata prima per i PFAS. La causa di questo veleno parte da una fabbrica ben precisa la Miteni di Trissino, situata a Nord-Ovest di Vicenza e che ora è in mano ad un gruppo tedesco ma prima gestita da un gruppo giapponese, prima ancora dall’ENI e all’inizio dalla Marzotto. Molti passaggi di proprietà che fanno perdere il vero responsabile di questi svernamenti velenosi e di conseguenza chi dovrebbe pagare questo disastro ambientale.

Nonostante la fabbrica abbia smesso di emettere il perfluoro alchilide nell’ambiente da 6 anni, le concentrazioni non accennano a diminuire e sembrerebbe che la causa siano degli scarti industriali sotterrati all’esterno dello stabile in epoche precedenti. La proprietà si è resa disponibile a bonificare il terreno circostante a proprie spese ma questo non toglie il fatto che anche nel Nord Italia si trovano i rifiuti industriali sottoterra, come nella terra dei fuochi.

300mila persone vittime di un sistema politico inefficiente e di un capitalismo sfrenato volto esclusivamente ad aumentare i profitti ed abbattere i costi come quelli destinati allo smaltimento di rifiuti speciali come gli scarti della lavorazio. 

La rabbia delle “mamme del PFAS” è più che giustificata.

 

Cosa sono i PFAS?

I PFAS sono composti che, a partire dagli anni cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.
Come conseguenza dell’estensiva produzione e uso dei PFAS e delle loro caratteristiche chimiche questi composti sono stati rilevati in concentrazioni significative nell’ambiente e negli organismi viventi.
Nel 2006 l’Unione Europea ha introdotto restrizioni all’uso del PFOS, una delle molecole più diffuse tra i PFAS, da applicarsi a cura degli Stati membri. Per le acque potabili non sono ancora definiti e non esistono limiti di concentrazione nella normativa nazionale ed europea; la Regione del Veneto ha recepito le indicazioni del Ministero della Salute sui livelli di performance da raggiungere nelle aree interessate da inquinamento da composti fluorurati.

I 21 Comuni interessati sono: Alonte, Brendola, Lonigo, Sarego, Asigliano, Noventa Vicentina e Poiana Maggiore (provincia di Vicenza); Montagnana (Padova); Albaredo, Arcole, Cologna, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo (Verona).

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