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Pesticidi, il problema del multiresiduo. Codacons annuncia esposto Procura della Repubblica

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Pesticidi. Il Codacons presenterà un esposto alla Procura della Repubblica per accertare violazioni sull’uso di pesticidi. Multiresiduo il vero problema, bisogno di intervento normativo da Mipaaft. “il Salvagente”: in Italia utilizzati 14 diversi tipi di pesticidi per le mele. Anche Legambiente denuncia il problema. Intanto procede l’iter per una legge su agricoltura sana e sostenibile.

Con “multiresiduo” si intende la presenza di molteplici sostanze chimiche su uno stesso prodotto alimentare di origine vegetale (ortofrutticoli) o animale (uova).

I prodotti alimentari che provengono in modo particolare dall’agricoltura, in Italia risultano generalmente sicuri e aderenti ai limiti imposti dalla legge relativamente alla presenza di pesticidi. Tuttavia, sebbene tali concentrazioni non vengono superati quanto alla presenza del singolo pesticida, resta il problema del multiresiduo.  Laddove infatti si utilizzino, nella coltivazione, più tipologie di pesticidi, si può realizzare, nel prodotto una concentrazione addizionale tra le singole sostanze usate sul terreno, che dà luogo al fenomeno del multiresiduo.

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Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) ha annunciato di voler presentare un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere che vengano chiarite le eventuali violazioni relative al fenomeno che, al momento, patisce un vuoto normativo.
L’annuncio è apparso sulla pagina Facebook del Coordinamento, in cui viene chiarito che il proposito muove dalla constatazione, emersa da recenti studi, della presenza di molti pesticidi sulle bucce delle mele. Anche se i limiti delle concentrazioni massime dei singoli pesticidi vengono rispettati, si rende necessario un intervento del Ministero delle politiche agricole, per normare l’aspetto del multiresiduo che potrebbe provocare seri problemi alla salute.

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La presenza dei pesticidi sulle bucce delle mele era stata oggetto, pochi mesi fa, di un’indagine condotta dalla rivista “il Salvagente“. L’analisi veniva condotta su 22 campioni di mele di diverse marche comprate in supermercati, discount, negozi bio più comuni in Italia e anche in un fast food (Coop, Conad, Esselunga, Lidl, Carrefour, Eurospin, Pam&Panorama, Todis, Simply, Castoro, Almaverde Bio Market, Naturasì e McDonald’s). I campioni erano stati reperiti in esemplari interi, appartenenti alle varietà più comuni, come Gala, Stark (red) delicious, Pink lady, Kanzi.
Dall’esame effettuato emergeva che complessivamente le bucce delle mele presentavano ben  14 pesticidi differnti. Dei 22 campioni,  alcuni non contenevano nessun residuo di pesticida, gli altri riportavano concentrazioni variabili da 1 fino ad un massimo di 5 residui di sostanze diverse. Tutti i valori rientravano nei limiti stabiliti dalla normativa, ma si sottolineava il problema della sommatoria: “l’effetto moltiplicatore della sommatoria multiresiduo è una possibilità che diversi studi scientifici hanno evidenziato”.

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Il problema del multiresiduo è stato recentemente affrontato anche da Legambiente nel suo dossier annuale “Stop ai pesticidi” presentato, lo scorso febbraio, in occasione  del convegno Agricoltura libera da pesticidi organizzato dall’associazione stessa in collaborazione con Alce Nero.  Il dossier riportava che: “Il multiresiduo è più frequente del monoresiduo: è stato ritrovato nel 18% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 15% dei campioni con un solo residuo”. Tra i prodotti particolarmente interessati: le fragole e l’uva da tavola. “Alcuni campioni di fragole, anche di provenienza italiana, hanno fino a 9 residui contemporaneamente. Situazione analoga per l’uva da tavola, che è risultata avere fino a 6 residui. I campioni di papaya sono risultati tutti irregolari per il superamento del limite massimo consentito del fungicida carbendazim”. In generale, però, nel confronto tra i campioni esteri e italiani, quelli a presentare più irregolarità e residui sono quelli esteri, si legge nel dossier, che pure pone l’accento sul fatto che  l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non fa ancora la distinzione tra campioni regolari con un solo residuo e campioni con più residui.

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Vuoto normativo, dunque, ma qualcosa si muove. Recentemente la Camera dei Deputati ha approvato la mozione bipartisan che impegna il Governo verso un’agricoltura sana e sostenibile, che faccia sempre meno uso di pesticidi.
La mozione
si è configurata come il primo atto ufficiale della Repubblica in cui è stato fatto esplicitamente riferimento al problema del multiresiduo, “rispetto al quale manca ancora un riferimento normativo. Bisogna lavorare subito per riempire questo vuoto, mettendo insieme le competenze della Commissione Ambiente, quelle della Commissione Sanità e quelle della Commissione Agricoltura”, così Rossella Muroni, di Liberi e Uguali,  promotrice della mozione.

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