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FRANCIA, BANDITI I 5 PESTICIDI RESPONSABILI DELLA SCOMPARSA DELLA API

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Pesticidi.  La Francia bandisce tutte e i cinque pesticidi responsabili della morte degli impollinatori, fondamentali per la nostra sopravvivenza. Ultimo allarme lanciato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: il 40% degli impollinatori invertebrati, in particolare api e farfalle, rischia l’estinzione globale.

La Francia è il primo paese europeo ad aver vietato l’utilizzo di tutti e cinque i pesticidi responsabili della scomparsa delle api. Secondo quanto denunciato dalla stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) all’inizio del 2018 “in molti casi le api che si nutrono del raccolto trattato sul campo e nelle sue vicinanze possono essere esposte a livelli nocivi di pesticidi neonicotinoidi (chiamati anche neonici: prendono il nome dalla loro chimica di base simile alla nicotina). Questo perché polline e nettare della coltura trattata contengono residui di pesticidi, e le piante nelle vicinanze possono anche essere contaminate dalla polvere che si allontana dal campo”.

L’ultimo allarme è stato lanciato ad agosto 2018 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: il 40% degli impollinatori invertebrati, in particolare api e farfalle, rischia l’estinzione globale. Ciò ha spinto l’Unione Europea a vietare tre dei cinque pesticidi neonici usati dagli agricoltori (clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam, thiacloprid e acetamiprid), e la Francia a metterli tutti al bando.

Gli insetti impollinatori sono di fondamentale importanza per circa tre quarti delle oltre 240.000 specie di piante da fiore al mondo, ed in particolare in agricoltura in quanto la maggior parte di frutta, verdura, semi e altre colture che forniscono fibre, estratti e carburante sono impollinate dagli animali. Peraltro le api combattono anche il rischio di acari, virus e funghi. Fondamentale, poi, è ridurre il rischio per gli impollinatori anche negli ambienti urbani – come suggeriscono i ricercatori dell’Ohio State University – poiché “l’interfaccia tra ambienti urbani e rurali è oggi più ambigua”.

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